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I Paesi del Nord Africa dipendono fino al 90% dalle importazioni estere per il loro fabbisogno di cereali

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I Paesi del Nord Africa dipendono fino al 90% dalle importazioni estere per il loro fabbisogno di cereali

Cos’è successo

Nel rapporto "The State of Agricultural Commodity Markets 2026", pubblicato il 9 luglio, la FAO segnala che in molti Paesi del Nord Africa, dell'Asia occidentale e dell'America Centrale oltre metà della disponibilità di cereali proviene dall'estero, una dipendenza strutturale che il rapporto individua come uno dei principali fattori di vulnerabilità dei mercati agroalimentari globali agli shock. Il dato aggregato nasconde situazioni molto diverse tra Paese e Paese nella sola area nordafricana: l'Algeria importa quasi il 75% del proprio fabbisogno alimentare, il Marocco oltre metà dei propri cereali, la Tunisia circa il 70% del proprio grano, mentre la Libia dipende dalle importazioni per fino al 90% del proprio consumo cerealicolo. L'Egitto, con una popolazione che supera i 110 milioni di abitanti, resta il primo importatore mondiale di grano in assoluto.

Questa dipendenza non è statica ma cresce insieme alla popolazione: il Nord Africa è passato da circa 140 milioni di abitanti nel 1950 a circa 250 milioni nel 2020, con proiezioni che superano i 320 milioni entro il 2050, un trend demografico che secondo gli analisti amplifica ulteriormente la pressione sulle importazioni alimentari della regione nei prossimi decenni.

Perché conta

Una dipendenza import così concentrata rende questi Paesi strutturalmente esposti a ogni shock che colpisca i mercati mondiali dei cereali, indipendentemente da dove lo shock abbia origine.

  • La dipendenza si traduce in vulnerabilità politica, non solo economica: quando la maggior parte del cibo consumato proviene dall'estero, ogni impennata dei prezzi internazionali o ogni interruzione delle rotte commerciali si traduce direttamente in pressione sui bilanci pubblici nazionali, spesso già chiamati a sussidiare il pane e i beni di prima necessità per contenere il rischio di instabilità sociale;
  • Il rischio si somma ad altre fragilità della regione: la crescita demografica combinata con la scarsità d'acqua e la vulnerabilità climatica del Nord Africa rende sempre più difficile per questi Paesi aumentare la produzione interna in misura sufficiente a colmare il divario con la domanda, rendendo l'import non un'opzione ma una necessità strutturale di lungo periodo;
  • Il rapporto SOCO 2026 collega questa dipendenza al tema più ampio della resilienza commerciale: secondo la FAO, l'aumento della connettività commerciale globale, con gli scambi agroalimentari quintuplicati tra il 2000 e il 2024, può funzionare da cuscinetto contro gli shock locali ma anche da meccanismo di trasmissione delle crisi, un doppio rischio che pesa in modo sproporzionato proprio sui Paesi più import-dipendenti come quelli nordafricani.

Adesso

  • La FAO raccomanda la diversificazione delle fonti di approvvigionamento: tra le misure suggerite dal rapporto per ridurre il rischio dei Paesi più esposti figurano la diversificazione dei fornitori esteri, il mantenimento di canali commerciali aperti anche in tempo di crisi, e una maggiore trasparenza sui livelli di scorte disponibili a livello globale;

  • La pressione demografica renderà la sfida ancora più acuta entro metà secolo: con una popolazione nordafricana prevista superare i 320 milioni entro il 2050, il divario tra produzione interna e consumo è destinato ad ampliarsi ulteriormente, a meno di investimenti sostanziali in produttività agricola, gestione idrica e infrastrutture di stoccaggio;

  • Il coordinamento tra Paesi importatori resta la variabile chiave secondo la FAO: l'organizzazione sottolinea come la capacità di risposta alle crisi dipenda sempre più dalla cooperazione internazionale, poiché misure protezionistiche adottate dai singoli governi per proteggere i mercati interni, come le restrizioni alle esportazioni imposte dai Paesi produttori, rischiano di aggravare proprio la pressione sui prezzi che colpisce i Paesi più dipendenti dalle importazioni come quelli del Nord Africa.

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