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I governi dell'Ue si preparano a un taglio di oltre 100 mld rispetto alla prossima proposta di bilancio pluriennale

Cos’è successo
I governi dell'Unione europea si preparano a discutere la prossima proposta sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, che includerà tagli alla spesa per oltre 100 miliardi di euro rispetto all'impianto iniziale presentato dalla Commissione, secondo quanto riferito da diplomatici Ue a Politico. La prossima settimana la presidenza di turno irlandese del Consiglio presenterà un documento negoziale con nuove cifre, ma diversi Paesi temono già che a farne le spese saranno i sussidi agli agricoltori e i pagamenti regionali.
Il fronte del rigore, guidato da Germania e composto anche da Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Finlandia, ha chiesto in una lettera al premier irlandese Micheál Martin una riduzione di diverse centinaia di miliardi rispetto alla proposta iniziale della Commissione, che si aggirava sui 2 mila miliardi di euro complessivi. Dall'altra parte, un gruppo di 17 Paesi — tra cui Italia, Spagna e Polonia — lavora a una dichiarazione congiunta per opporsi ai tagli e difendere un bilancio più consistente. L'Irlanda, che si presenta come mediatore neutrale, non ha ancora sciolto pubblicamente il nodo.
Perché conta
- Il QFP fissa per sette anni i tetti di spesa dell'Ue in ogni settore (agricoltura, coesione, ricerca, difesa, politica estera): la trattativa attuale non decide solo "quanto" si spende, ma anche le priorità del prossimo decennio, con i Paesi rigoristi che vogliono spostare risorse da fondi agricoli e regionali verso innovazione e difesa;
- Una ricerca della Netherlands Environmental Assessment Agency, citata da EUobserver, suggerisce che i Paesi "frugali" potrebbero danneggiare i propri interessi: nella maggior parte delle 12 province olandesi, ad esempio, l'effetto di crescita generato dai fondi Ue supera quanto i Paesi Bassi versano al bilancio comune;
- Il negoziato ovviamente si intreccia con equilibri politici interni: il Rassemblement national francese, che punta a dimezzare il contributo di Parigi al bilancio Ue, è oggi in testa ai sondaggi in Francia, mentre elezioni sono attese anche in Spagna, Polonia, Italia nel 2027, con il rischio che un cambio di maggioranza in uno di questi Paesi faccia saltare accordi già negoziati.
Adesso
- Il Consiglio dovrà raggiungere un accordo all'unanimità sul QFP, come previsto dall'articolo 312 del Trattato Ue: basta il veto di un solo Stato membro per bloccare l'intesa, il che spiega perché la mediazione irlandese punta a trovare un volume di spesa "realisticamente finanziabile" per chi sostiene il maggiore onere di bilancio;
- Il Parlamento europeo, che deve dare il proprio assenso al QFP e negozia su un piano di parità con i governi le regole di funzionamento del fondo, è però in ritardo: tre commissioni parlamentari (bilancio, agricoltura e politica regionale) si contendono la competenza sui piani di partenariato nazionale e regionale;
- Gli eurodeputati puntano ad avere una posizione comune entro novembre per poter negoziare con i governi da gennaio 2027, ma il negoziatore verde Damian Boeselager avverte che, di questo passo, il Parlamento rischia di non avere nemmeno una posizione entro la fine del prossimo anno, lasciando il bilancio esposto a interventi dell'ultimo minuto proprio a ridosso delle elezioni nazionali del 2027.