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I fondi sovrani del Golfo investono una cifra record di 53,9 mld di dollari nonostante le tensioni geopolitiche

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I fondi sovrani del Golfo investono una cifra record di 53,9 mld di dollari nonostante le tensioni geopolitiche

Cos’è successo

Il conflitto in corso in Medio Oriente non sta rallentando gli affari nel Golfo. Secondo Global SWF - società di consulenza specializzata nel monitoraggio dei fondi sovrani mondiali - i fondi della Regione, che gestiscono complessivamente circa 5.700 miliardi di dollari di asset, hanno chiuso il primo semestre 2026 con un record storico di 53,9 miliardi di dollari investiti in 108 operazioni, nonostante l'incertezza globale innescata dalla guerra. Tra marzo e maggio, i cinque maggiori fondi della regione - ADIA, Mubadala, PIF, QIA e L'Imad - hanno speso insieme quasi 26 miliardi di dollari, un ritmo di investimento superiore a quello registrato nei 5 anni precedenti l'inizio del conflitto.

Nel settore privato la tendenza si conferma: Hazem Ben-Gacem, fondatore di BlueFive Capital, uno dei fondi in più rapida crescita della regione con 15 miliardi di dollari di masse gestite, ha dichiarato a Semafor di essere sorpreso dall'assenza di qualsiasi rallentamento negli investimenti, in particolare nei settori strategici che continuano ad accelerare: tecnologia, agricoltura e sicurezza alimentare, infrastrutture. Secondo Ben-Gacem, i fondi sovrani della regione trattano gli investimenti attuali come una forma di manovra strategica per prepararsi al futuro, non come una linea difensiva dettata dalla paura.

Perché conta

  • I capitali dei fondi sovrani si muovono per logica strategica, non per paura: secondo Ben-Gacem, la maggior parte dei propri investitori istituzionali sono fondi sovrani imprenditoriali, con cui le conversazioni non riguardano mai un rallentamento ma piuttosto nuove opportunità da cogliere insieme; anche i fondi più piccoli della regione, incluso il Bahrein, hanno un'agenda chiara su dove impiegare il proprio capitale, una forma di manovra strategica per prepararsi al futuro più che una linea difensiva;
  • La stessa tenuta si era già vista durante il Covid-19 e dopo l'invasione russa dell'Ucraina: secondo Diego López, fondatore di Global SWF, durante la pandemia il Public Investment Fund (PIF), agì in modo opportunistico, individuando occasioni di acquisto nei mercati colpiti dal crollo dei valori. Nel 2022, dopo l'invasione dell'Ucraina, Mubadala sospese solo i nuovi investimenti in Russia mantenendo le partecipazioni esistenti, mentre a livello aggregato i 5 maggiori fondi del Golfo investirono comunque oltre 73 miliardi di dollari in quello stesso anno di guerra e shock energetico globale;
  • Solo il Qatar ha finora rallentato il proprio ritmo: secondo Global SWF, l'unico grande fondo ad aver ridotto l'attività è il Qatar Investment Authority, con un calo di circa 2 miliardi di dollari a trimestre dal 1° marzo, mentre ADIA, Mubadala, L'Imad e PIF hanno mantenuto il proprio ritmo di investimento, con il PIF che ha destinato 6,1 miliardi di dollari ai mercati emergenti dopo l'inizio della guerra, più del doppio dei 2,43 miliardi investiti nei mercati sviluppati.

Adesso

  • Gli analisti avvertono che la tenuta potrebbe non durare se il conflitto si prolunga: secondo López, il ritmo degli investimenti esteri probabilmente rallenterà se la guerra dovesse trascinarsi a lungo, mentre la Banca Mondiale prevede già un forte rallentamento della crescita nel Golfo, all'1,3% quest'anno contro il 4,4% del 2025, con una parte consistente della ricchezza petrolifera di fatto bloccata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz;
  • I capitali del Golfo restano comunque orientati verso gli Stati Uniti: secondo Global SWF, quasi metà del capitale sovrano del Golfo nel primo semestre 2026 è confluito negli Stati Uniti, con Cina e Regno Unito rispettivamente al secondo e terzo posto tra le destinazioni preferite, mentre i fondi hanno partecipato a 21 dei 42 mega-accordi globali superiori al miliardo di dollari, confermandosi tra i co-investitori più attivi al mondo insieme ai principali fondi patrimoniali internazionali;
  • Alcuni fondi potrebbero muoversi in modo opportunistico su asset in difficoltà: secondo López, non sarebbe sorprendente vedere alcuni fondi accelerare il proprio dispiegamento di capitale per individuare occasioni in geografie o settori specifici colpiti dalla guerra, ripetendo lo schema già visto durante la pandemia.

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