Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessPolitica Internazionale, Sicurezza & Resilienza

I 4 fronti aperti di Israele che rischiano di riaprire la guerra in Medio Oriente

3 min di lettura
I 4 fronti aperti di Israele che rischiano di riaprire la guerra in Medio Oriente

Cos’è successo

Mentre l'attenzione internazionale resta concentrata su Hormuz, virando saltuariamente su Gaza, Israele mantiene aperti altri tre fronti che rischiano di far riaccendere il conflitto regionale: la Cisgiordania, dove la violenza dei coloni si è intensificata negli ultimi giorni; il Libano meridionale, dove le forze israeliane sono accusate di appiccare incendi su larga scala nonostante il cessate il fuoco di giugno; e la Siria, dove Israele occupa territorio oltre il Golan senza indicare una data di ritiro.

Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha riassunto la linea del governo visitando le truppe nel sud del Libano: "Non ci ritireremo in alcun modo dalle zone di sicurezza: non in Libano, non in Siria e non a Gaza". A questi tre fronti si aggiunge, come quarto elemento di rischio, la stessa Gaza, dove Netanyahu ha respinto il piano statunitense, sostenuto da Hamas, ribadendo che l'esercito "non effettuerà alcun ritiro finché Hamas non sarà realmente disarmato".

Perché conta

  • In Cisgiordania, coloni israeliani hanno assediato da giorni tre famiglie palestinesi nel villaggio di Qusra, tagliando acqua ed elettricità e impedendo l'accesso alle abitazioni, mentre secondo l'Onu quest'anno le forze israeliane e i coloni hanno ucciso 76 palestinesi, inclusi 18 minori, e documentato oltre 1.430 attacchi di coloni in circa 260 comunità, spesso in presenza dei soldati israeliani, insieme all'approvazione di circa 12.360 nuove unità abitative in colonie in tutta la Cisgiordania;
  • Nel Libano meridionale, pompieri e residenti accusano l'esercito israeliano di appiccare deliberatamente incendi su boschi e uliveti tramite droni, bombe incendiarie e proiettili al fosforo bianco, con circa il 30-40% del terreno vicino alla linea del fronte già colpito dalle fiamme, in quello che gruppi ambientalisti come Green Southerners definiscono un vero e proprio "ecocidio" proseguito quasi ogni giorno dal cessate il fuoco del 17 giugno che aveva posto fine ai combattimenti con Hezbollah;
  • In Siria, Israele continua a condurre incursioni e bombardamenti oltre le Alture del Golan dallo scorso anno, dopo la caduta di Bashar al-Assad, dicendo di voler stabilire una zona demilitarizzata nel sud del Paese, un'occupazione che Katz ha collegato esplicitamente a quella del Libano e di Gaza come parte della stessa strategia di sicurezza permanente.

Adesso

  • A Gaza, dove le forze israeliane occupano oggi oltre il 60% del territorio, Netanyahu ha respinto la settimana scorsa un piano di transizione sostenuto dagli Stati Uniti e accettato da Hamas, legando qualsiasi ritiro militare al disarmo effettivo del movimento islamista, una condizione che finora Hamas non ha accettato;
  • Il vice coordinatore speciale dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha descritto gli sviluppi in Cisgiordania come "passi interconnessi, non sviluppi isolati", che stanno rimodellando il territorio e spingendo verso un'annessione di fatto, un'analisi che si può estendere anche agli altri fronti aperti da Israele nella regione;
  • Gli Stati Uniti hanno in programma nuovi colloqui a Roma a inizio settembre tra Israele e Libano per discutere l'attuazione dell'accordo quadro sul disarmo di Hezbollah, ma la persistenza degli scontri nel sud del Libano, dove il ritiro di Hezbollah è ancora tutt’altro che scontato, della violenza in Cisgiordania e dell'occupazione siriana mostra come, a fronte di più tavoli diplomatici aperti, sul terreno la strategia israeliana resta orientata al mantenimento indefinito del controllo militare su tutti e quattro i fronti.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza

La Commissione Ue presenta la nuova strategia europea per l'Artico basata su 4 priorità

Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza

Il Pentagono acquista dalla britannica Bae Systems 25 mila kit per trasformare razzi non guidati in munizioni a guida laser per abbattere i droni a basso costo

Politica Internazionale, Sicurezza & Resilienza

Nella guerra con l'Iran gli Usa hanno perso o subito danneggiamenti su 81 velivoli e oltre la metà sono droni MQ-9