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Hormuz, il rischio di una crisi cronica
Cosa è successo
Le ultime settimane, caratterizzate dalla guerra in Iran e dalla crisi dello Stretto di Hormuz, hanno portato a un’evoluzione di eventi tale per cui, mano a mano che passano i giorni, appare improbabile che il traffico attraverso Hormuz venga completamente ripristinato e riportato ai livelli di quattro settimane fa.
Questo perché, in queste settimane, il regime di Teheran ha avuto una dimostrazione plastica di quanto grande sia il potere che può esercitare sul resto del mondo. E soprattutto di quanto, almeno sino ad ora, gli sforzi militari Usa per rovesciare il regime o prendere il controllo dell’area si siano dimostrati inefficaci.
Alla luce di tutto questo, risulta improbabile che, anche qualora si arrivasse a un cessate il fuoco, la situazione di sostanziale libero accesso che vigeva sullo stretto fino a poche settimane fa possa essere completamente ripristinata.
Perché è importante
La ragione più ovvia è che Hormuz è la via di transito principale per circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio e GNL. Non solo: gran parte dei fossili che transitano per Hormuz sono diretti verso India e Cina.
Nell’ipotesi dell’instaurazione di un regime di ‘tassa di transito’, verosimile secondo il Financial Times, (che già vige in questi giorni con una ‘tassa’ di due milioni di dollari a imbarcazione), questa potrebbe portare fino a 80 miliardi di dollari l’anno nelle casse iraniane. Un’opzione che di fatto potrebbe compensare l’effetto di qualunque tipo di sanzione.
Non solo: se davvero Hormuz restasse impercorribile per molte imbarcazioni (di certo, secondo gli ayatollah, per quelle legate a Usa e Israele) questo potrebbe portare molti armatori a cercare rotte alternative e, addirittura, molti Paesi del Golfo a costruire costosi oleodotti. In entrambi i casi, per rientrare dei costi delle operazioni, il settore dovrebbe aumentare i prezzi di vendita.
Da ultimo occorre considerare un’altra cosa: è improbabile che la Cina accetti di buon grado di vedere le sue forniture di greggio ridursi, o farsi più costose, a motivo di una guerra innescata dagli Stati Uniti: in questo senso è verosimile aspettarsi un inasprimento dei rapporti tra Pechino e Washington.
E adesso?
In via teorica esiste un ultimatum dettato da Trump in merito alla liberazione di Hormuz: la data fissata è quella del 6 aprile. Dopo quel giorno, il presidente Usa ha promesso di colpire le strutture energetiche iraniane (ma si teme possa dare il via a un’operazione di terra). Non è chiaro se Trump darà seguito al suo ultimatum o quanto questo sia solo un’arma diplomatica per arrivare a un cessate il fuoco.
Allo stesso tempo, però, nel lungo periodo è verosimile aspettarsi che se Hormuz dovesse restare impercorribile, la sua importanza strategica potrebbe progressivamente ridursi, a motivo del fatto che i traffici troverebbero altre (anche se più lunghe e costose) rotte.