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Hormuz a pedaggio e criptovalute anti-sanzioni: il piano iraniano per la riapertura
Cosa è successo
Il Parlamento iraniano sta approvando una legge che trasforma lo Stretto di Hormuz in un'infrastruttura a pedaggio sotto controllo statale, anche dopo il termine della guerra in corso. L'articolo 4 della legge prevede che Teheran possa riscuotere tariffe dalle navi in transito, calibrate in modo che la rotta resti comunque meno costosa rispetto alle alternative. Inoltre, l'articolo 5 istituisce una piattaforma digitale per la registrazione delle merci in transito, con pagamenti accettati esclusivamente in criptovalute sviluppate con la partecipazione di società iraniane. Rilevante è anche l'articolo 8, che prevede la creazione di un Fondo per la ricostruzione e lo sviluppo del Golfo Persico, aperto ai "Paesi non ostili", finanziato anche con le riparazioni di guerra che l'Iran intende esigere da Stati Uniti e Israele.
Perché è importante
La legge iraniana su Hormuz non è solo propaganda bellica ma vuole tentare di diventare un progetto politico-economico di lungo periodo. In un solo testo normativo, l'Iran prova a fare tre cose insieme:
-Aggirare le sanzioni occidentali imponendo pagamenti in criptovalute invece che in dollari o euro;
-Rendere strutturalmente impossibile il proprio isolamento, perché chiunque voglia commerciare via Hormuz dovrà trattare su una piattaforma iraniana;
-Posizionarsi come potenza regionale capace di offrire ordine e sviluppo ai vicini del Golfo, anziché subirne la pressione e cercare di vincere contro i suoi nemici storici: Stati Uniti e Israele.
Il diplomatico emiratino Badr Jafar sostiene che nessun governo tornerà a una dipendenza strategica da uno Stretto controllato da un vicino imprevedibile: oleodotti, gasdotti e corridoi alternativi verranno potenziati. Anche nello scenario più ottimistico, il mondo sarà diverso. E di certo non sarà una crisi di rapida soluzione.
E adesso?
Le misure temporanee prese dal governo italiano - tagli alle accise, sussidi mirati - non risolvono il problema. Tagliare momentaneamente le tasse sul carburante serve a poco se le petroliere restano ferme. Il ministro della Difesa Crosetto evoca addirittura forme di lockdown energetico a maggio. Ma la vera risposta è strutturale: la Spagna ha investito nelle rinnovabili al punto che nel 2026 il gas determina il prezzo dell'elettricità solo nel 15% delle ore, contro il 90% dell'Italia. Il risultato è un prezzo dell'energia previsto a 66 euro/MWh per il resto del 2026, la metà di quello italiano. La Banca centrale europea cita questo dato come riferimento. Questa guerra, comunque finisca, rende urgente quella transizione che finora si è scelto di rimandare.