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Google porta Intrinsic in casa per dare ulteriore forma alla physical AI

3 min di lettura

Cosa è successo?

Alphabet ha spostato Intrinsic, la propria sussidiaria di software per la robotica industriale, dalle “Other Bets” direttamente dentro Google. Intrinsic resterà un gruppo distinto ma lavorerà a stretto contatto con DeepMind, Gemini e Google Cloud. Fondata nel 2021 dopo cinque anni di sviluppo nel laboratorio moonshot X di Alphabet — lo stesso di Waymo e Wing — Intrinsic ha acquisito nel 2022 Vicarious (che aveva raccolto circa $250 milioni da Jeff Bezos, Elon Musk e altri) e le divisioni commerciali di Open Robotics; ha poi lanciato Flowstate, una piattaforma di sviluppo per applicazioni robotiche che si propone come una specie di Android della robotica industriale; e a ottobre 2025 ha avviato una joint venture con Foxconn per l'automazione completa dell'assemblaggio di prodotti elettronici negli stabilimenti statunitensi.

Perché è importante?

La quasi totalità dell'AI di cui parliamo opera nel digitale: agenti che navigano browser, orchestrano modelli, scrivono codice. Ma una porzione enorme dell'economia mondiale è fatta di atomi, non di bit — manifattura, logistica, assemblaggio — e lì l'AI è ancora ai margini, poiché spostare atomi è incomparabilmente più complicato che muovere bit.

  • Google dispone probabilmente della stack di physical AI più completa del settore. DeepMind ha lanciato Gemini Robotics a marzo 2025 (modello VLA che trasforma istruzioni in linguaggio naturale in comandi motori), poi Gemini Robotics On-Device a giugno (ottimizzato per girare localmente sul robot, senza dipendere dalla rete) e Gemini Robotics 1.5 a settembre (ragionamento agentico multi-step, il robot "pensa" prima di agire). Intrinsic porta il pezzo mancante: non i modelli, ma la piattaforma di deploy — l'infrastruttura che permette di passare dalla simulazione alla linea di produzione senza riscrivere migliaia di righe di codice. Le sinergie con DeepMind non sono esplicitate nel comunicato, ma è difficile non leggerle: i modelli di uno, la piattaforma dell'altra, il cloud a fare da collante.

E adesso?

Il test concreto è la joint venture con Foxconn: automazione completa dell'assemblaggio elettronico, con l'obiettivo dichiarato della fabbrica interamente autonoma. Il panorama competitivo non è vuoto: Amazon ha costruito un impero di robotica da magazzino, Tesla continua a investire su Optimus, Nvidia offre la piattaforma di simulazione Isaac, Physical Intelligence ha raccolto centinaia di milioni per il suo modello π0, Figure continua ad avanzare. Per Google resta da capire se l'integrazione verticale produrrà davvero un'accelerazione o ripeterà la storia degli altri tentativi di Alphabet nella robotica, che negli anni hanno oscillato tra ambizione e dispersione (il precedente più noto resta Boston Dynamics, comprata nel 2013 e ceduta a SoftBank nel 2017). Certo è che nel 2017 Gemini non c’era.

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