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Gli Stati Uniti chiedono agli alleati nell'Indo-Pacifico di spendere nella difesa il 3,5% del Pil

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Gli Stati Uniti chiedono agli alleati nell'Indo-Pacifico di spendere nella difesa il 3,5% del Pil

Cos’è successo

Il 30 maggio 2026 il Segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha tenuto il discorso principale allo Shangri-La Dialogue di Singapore - il più importante summit della difesa dell'Asia-Pacifico. Nel suo intervento il capo del Pentagono ha chiesto agli alleati dell'Indo-Pacifico di innalzare la spesa militare al 3,5% del Pil, una soglia superiore a quella del 2% chiesta ai partner europei, dichiarando finita l'era dei "sussidi americani" per la sicurezza.

Hegseth ha anche elogiato gli alleati asiatici per il burden-sharing concreto contro la Cina e ha ripetutamente criticato l’Europa: "L’era in cui gli Stati Uniti sovvenzionano la difesa di nazioni ricche è finita. Vogliamo partner, non protettorati", aggiungendo poi di sperare che l'Europa capisca. Hegseth ha sottolineato che gli USA cercheranno alleanze basate su "responsabilità condivisa, non dipendenza" e ha invitato gli alleati a spendere di più (indicando il target 3,5% del PIL in alcuni passaggi). Ha lodato Paesi asiatici come Filippine, Australia, Singapore e Giappone per aver investito seriamente nella propria difesa, contrapponendoli implicitamente all’Europa. Il messaggio è arrivato mentre gli Usa stanno già riducendo il loro impegno militare nel Vecchio Continente. Il contesto è la strategia Trump “America First” 2.0: priorità al Pacifico contro la Cina, riduzione del ruolo di “poliziotto globale” e pressione massima sugli alleati europei affinché assumano maggiore responsabilità per la propria sicurezza.

Perché conta

Questo discorso rappresenta l'ennesima rottura retorica con il modello di alleanza transatlantica post-1945: gli USA non considerano più l’Europa un “protettorato” da difendere automaticamente, ma un partner che deve dimostrare impegno concreto. Alla base non ci sono valori comuni ma interessi condivisi;

  • A poco più di un mese dal vertice Nato di Ankara, il messaggio all'Europa è chiaro: bisogna colmare rapidamente i gap di capacità esistenti (fuoco di profondità, difesa anti-aerea, munizioni, e droni) anche perché il ritiro dei contingenti americani ne creerà altri;
  • Aumenta la pressione politica sui governi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito) per alzare ulteriormente la spesa in difesa o accelerare la sua traduzione in capacità concrete.

Adesso

  • Realisticamente, questi messaggi pubblici avvengono mentre, dietro le quinte, viene negoziato il comunicato che uscirà al vertice di Ankara. Possibile che i messaggi diplomatici siano ancora più duri;
  • Non si può escludere che, da qui a inizio luglio, l'Amministrazione Trump prenda altre decisioni che mettono in difficoltà gli alleati;
  • Particolarmente complicata la posizione dell'Italia che, di recente, ha dichiarato di non voler aderire ai finanziamenti UE sulla difesa (Safe) e che, finora, è stata risparmiata dall'amministrazione Trump sulle sue spese in difesa.

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