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Gli Houthi attaccano due petroliere a 70 miglia dalla costa saudita spingendo il Brent a 95,95 dollari, + 30% da inizio luglio

Cos’è successo
Il gruppo yemenita Houthi, sostenuto dall'Iran, ha colpito due petroliere saudite nel Mar Rosso, in quello che sembra essere il primo assalto concreto da quando ha imposto il blocco navale annunciato il 20 luglio. In un comunicato diffuso sull'emittente Al-Masirah, un portavoce del gruppo ha detto di aver colpito le navi Encelia e Layla, accusandole di aver violato il blocco imposto dal gruppo nel Mar Rosso. Secondo il comunicato Houthi, l'operazione ha utilizzato missili da crociera e droni, con attacchi contro entrambe le imbarcazioni, che avrebbero provocato incendi a bordo. I ribelli hanno aggiunto che le operazioni navali contro l'Arabia Saudita continueranno, rivendicando anche di aver fatto "arretrare e tornare indietro" circa dieci navi.
Le autorità marittime britanniche hanno riferito di aver ricevuto la segnalazione di un incidente a 70 miglia dalla costa saudita, in cui l'equipaggio di una petroliera ha dichiarato di essere stato colpito da un proiettile non identificato. Il prezzo del petrolio è immediatamente schizzato alle stelle, con il Brent in rialzo del 2% a 95,95 dollari al barile, portando il rialzo complessivo da inizio luglio a circa il 30% sullo sfondo dell'inasprimento del conflitto tra Washington e Teheran.
Perché conta
L'attacco colpisce esattamente la rotta che l'Arabia Saudita ha dovuto adottare come alternativa dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, rendendo la sicurezza del Mar Rosso una questione ormai centrale per l'export petrolifero saudita.
- Bab el-Mandeb è diventato lo sbocco vitale per il petrolio saudita verso l'Asia: da quando l'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz nella sua guerra con Stati Uniti e Israele, il Regno ha dovuto fare affidamento su questo passaggio per continuare a esportare crude verso i mercati asiatici, rendendolo un bersaglio a più alto valore strategico rispetto al passato;
- Il volume in gioco attraverso la rotta alternativa è enorme: l'Arabia Saudita utilizza l'oleodotto est-ovest fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso, da cui esporta quasi 4,9 milioni di barili di greggio al giorno secondo i dati della società di analisi energetica Kpler, un flusso che un blocco prolungato metterebbe direttamente a rischio;
- I ribelli minacciano un'escalation ancora più ampia: gli Houthi hanno avvertito che qualsiasi azione militare o escalation contro lo Yemen sarà accolta con operazioni di ampia portata "in profondità" nel territorio saudita, un segnale che alza ulteriormente la posta in gioco per Riyadh rispetto alla sola difesa del traffico marittimo.
Adesso
- Il mercato petrolifero resta in tensione crescente: con il Brent già salito del 30% da inizio luglio, ogni nuovo episodio di attacco lungo la rotta di Bab el-Mandeb rischia di alimentare ulteriormente la volatilità dei prezzi, in un contesto in cui l'offerta globale è già compressa dalla chiusura di Hormuz;
- La tenuta della rotta di Yanbu diventa la variabile chiave da monitorare: se gli Houthi dovessero riuscire a colpire con continuità le petroliere dirette al porto di Yanbu, l'Arabia Saudita perderebbe l'ultima grande via di export rimasta funzionante, con conseguenze dirette sui volumi mondiali disponibili;
- Il rischio di un'escalation diretta tra Houthi e Arabia Saudita resta concreto: le minacce di operazioni "in profondità" nel territorio saudita, unite alla rivendicazione di aver già respinto una decina di navi, suggeriscono che il blocco dichiarato questa settimana non resterà una dichiarazione simbolica ma potrebbe tradursi in nuovi attacchi nei prossimi giorni.