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Germania: no al “fair share”, concorrenza prima nelle reti
Cosa è successo?
La Monopolkommission tedesca ha pubblicato il rapporto annuale sul settore delle telecomunicazioni, respingendo l’ipotesi che le grandi piattaforme digitali debbano versare contributi aggiuntivi alle telco per la gestione del traffico dati. Secondo l’authority, non esistono evidenze di criticità concorrenziali negli scambi tra operatori di rete come Deutsche Telekom e piattaforme quali Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft e Netflix, né la necessità di creare un organismo pubblico di risoluzione delle controversie. Eventuali pagamenti possono essere giustificati solo se frutto di negoziazioni commerciali bilanciate. Il vero rischio individuato riguarda invece la transizione tecnologica: il passaggio dal rame alla fibra potrebbe favorire un ritorno alla dominanza degli ex monopolisti.
Perché è importante?
Il parere ha peso politico e regolatorio nel dibattito europeo sul “fair share”. Sposta il focus dalla tassazione delle piattaforme alla struttura del mercato, segnalando che il problema centrale non è chi genera traffico, ma come si garantisce concorrenza reale sulle reti. Una dipendenza da una sola infrastruttura rischia di penalizzare gli operatori più piccoli, rallentare gli investimenti e ridurre l’innovazione, soprattutto nella fase critica di diffusione della fibra.
E adesso?
La raccomandazione è chiara: promuovere concorrenza basata sulle infrastrutture, favorendo, dove economicamente sostenibile, la presenza di più reti in fibra. All’autorità di regolazione spetta un ruolo più incisivo: garantire accesso aperto, fissare standard vincolanti e governare lo spegnimento del rame per evitare vantaggi indebiti. Per l’UE, il messaggio è che la transizione digitale passa prima da regole pro-concorrenza che da nuovi prelievi sulle piattaforme.