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Gentiloni: "Gli Stati Uniti puntano sui fossili, noi li seguiamo o prendiamo la leadership del futuro?"

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Gentiloni: "Gli Stati Uniti puntano sui fossili, noi li seguiamo o prendiamo la leadership del futuro?"

Cos’è successo

Il 6 maggio, al Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da ASviS, ha preso la parola anche Paolo Gentiloni, già Presidente del Consiglio e Commissario europeo all'Economia, che ha inquadrato la crisi energetica in corso come un punto di svolta per l'agenda della sostenibilità.

Gentiloni ha individuato tre conseguenze strutturali del conflitto in corso: la conferma che l'economia è diventata un'arma nei rapporti tra potenze, la rivincita della geografia - con i colli di bottiglia come lo Stretto di Hormuz tornati al centro del dibattito - e il ritorno prorompente dell'agenda della sostenibilità, dopo anni in cui sembrava passata di moda.

Perché conta

Gentiloni ha offerto una lettura in controtendenza rispetto al dibattito dominante: la crisi energetica non indebolisce l'agenda verde europea, la rafforza. Ha ricordato che la Commissione europea 2019-2024 aveva costruito il Green Deal come biglietto da visita, traducendolo nel vincolo del 37% di tutti gli investimenti del Next Generation EU destinati alla transizione climatica, la più grande operazione di finanziamento comune nella storia dell'Ue. Quella strategia, ha sostenuto, aveva visto giusto;

  • Il nodo della sostenibilità come opportunità, non come vincolo. Gentiloni ha attaccato direttamente la narrativa che considera il Green Deal un fardello economico: le imprese che investono in sostenibilità mostrano vantaggi competitivi misurabili rispetto a quelle che non lo fanno. La Spagna è il caso concreto citato: in cinque anni ha ridotto dal 32% al 16% la quota oraria in cui è il gas a determinare il prezzo dell'elettricità. L'Italia, ha lasciato intendere, sta andando nella direzione opposta;
  • La crisi silenziosa del debito africano. Gentiloni ha portato all'attenzione un dato poco discusso: una parte crescente dei Paesi africani spende più nel servizio del debito che in istruzione e sanità. Non si tratta di default classici, i Paesi continuano a onorare i propri impegni, ma di un default dello sviluppo, in cui il peso degli interessi, esplosi negli ultimi cinque o sei anni dopo decenni di tassi bassi, sacrifica ogni investimento nel futuro;
  • Il sistema Onu sotto pressione e l'aiuto pubblico in ritirata. Il sistema delle Nazioni Unite è più debole: alcune potenze lo usano strumentalmente, altre lo attaccano direttamente. L'aiuto pubblico allo sviluppo si è contratto non solo per i tagli americani agli UsAid, ma anche in diversi Paesi europei, tradizionalmente i più attivi su questo fronte.

Adesso

  • La Borrowers Platform come risposta al Club di Parigi. Gentiloni ha annunciato il lavoro per dar vita a una piattaforma che colleghi i Paesi debitori, speculare al Club di Parigi che riunisce i creditori, per aumentare il loro potere contrattuale nelle trattative sul debito e condividere le migliori pratiche su debt swap e riprofilazione. Un'iniziativa necessaria in un mondo in cui il principale creditore sovrano non è più il G7 ma la Cina;
  • Investire nei mercati emergenti è più redditizio, ma le agenzie di rating frenano. Quasi nessun Paese africano ha un investment grade: questo scoraggia strutturalmente i capitali privati, anche quando gli investimenti nel medio-lungo periodo nei mercati emergenti sono tra i più redditizi. Serve un cambio di approccio nella valutazione del rischio;
  • La leadership europea nella transizione è una scelta, non un obbligo morale. Mentre la prima economia mondiale punta sui combustibili fossili, concentrandosi sul passato, nelle parole di Gentiloni, l'Europa ha una finestra per affermare una leadership concreta sulla transizione. Non raccogliere questa opportunità non è prudenza: è rinuncia.

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