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Francia e Germania vogliono ridurre i poteri di Kallas e smontare il servizio diplomatico Ue fondato 15 anni fa

Cos’è successo
Francia, Germania e altri Stati membri dell'Ue stanno discutendo una revisione radicale dell'European External Action Service (EEAS), il servizio diplomatico dell'Ue fondato 15 anni fa, per migliorare la capacità di risposta del blocco alle crisi geopolitiche.
Il piano sul tavolo prevede di ridurre i poteri di Kaja Kallas, ovvero l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, e di redistribuire le funzioni dell'EEAS tra Commissione europea e Stati membri. Un'idea proposta da Parigi è limitare l'autonomia del capo diplomatico e allentare il controllo sulla rete di oltre 140 delegazioni che l'EEAS gestisce nel mondo.
Perché conta
Questa proposta arriva in un momento in cui l'Ue è simultaneamente sotto pressione da Trump, dalla guerra in Iran, dalla crisi di Hormuz e dall'allargamento a Est, e in cui la sua capacità di agire come attore geopolitico unitario è messa in discussione ogni settimana.
- L'EEAS è nata per dare all'Ue una voce unica: non ci è riuscita. Creata nel 2010 con l'obiettivo di unificare la politica estera europea, si trova oggi intrappolata tra due logiche incompatibili: risponde sia agli Stati membri sia alla Commissione, con competenze sovrapposte e nessuna catena di comando chiara. Diversi Paesi hanno sostenuto in privato che esiste troppa sovrapposizione e scarso coordinamento tra EEAS, ministeri degli esteri nazionali e direzioni per le relazioni esterne della Commissione e del Consiglio. Il risultato è che su dossier cruciali, Cina, Russia, Medio Oriente, l'Ue ha spesso parlato con voci diverse o non ha parlato affatto;
- Trump e le crisi hanno esposto il difetto strutturale in tempo reale. Negli ultimi anni l'Ue è stata messa alla prova dalle guerre in Ucraina e Iran, dai dazi e dall'uso di energia e coercizione economica come strumenti di politica estera. In tutti questi casi la risposta europea è arrivata in ritardo, frammentata e spesso mediata da iniziative bilaterali franco-tedesche piuttosto che da una posizione comune. Un ulteriore colpo alla credibilità dell'EEAS è arrivato da uno scandalo di corruzione interno emerso alla fine del 2025, che ha indebolito il servizio proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di supporto istituzionale;
- La vera posta in gioco è chi controlla la politica estera europea. Von der Leyen ha progressivamente esteso il ruolo della Commissione oltre i suoi parametri tradizionali, nominando il primo commissario alla difesa e prendendo la guida della risposta europea alla guerra in Ucraina, creando un conflitto di competenze diretto con l'EEAS. La riforma non è quindi solo una questione di efficienza: è una battaglia tra due modelli opposti di governance esterna. Il primo, intergovernativo, restituisce il controllo agli Stati membri. Il secondo, sovranazionale, lo consolida nella Commissione. Da questa scelta dipenderà la natura dell'UE come attore geopolitico nei prossimi decenni.
Adesso
- La riforma è tecnicamente possibile senza cambiare i Trattati, ma politicamente difficile. I sostenitori della ristrutturazione ritengono che i cambiamenti siano fattibili senza modificare il Trattato Ue, poiché le disposizioni che regolano il ruolo del capo diplomatico risalgono al 2010. Qualsiasi modifica a quei termini richiederebbe invece il sostegno unanime dei 27 Stati membri, una soglia quasi irraggiungibile nell'attuale clima politico europeo;
- La nuova strategia di sicurezza dell'estate sarà il primo banco di prova. Le proposte di riforma del servizio diplomatico vengono incorporate nella stesura di una nuova strategia di sicurezza che la Commissione prevede di pubblicare in estate. Quel documento dirà molto su quanto Bruxelles sia disposta a spingere per un riassetto reale o si limiterà a aggiustamenti marginali;
- Il timing non è casuale. Le discussioni avvengono mentre il mandato di Kallas è ancora giovane e prima che le posizioni si consolidino. Se la riforma non avviene adesso, con la pressione geopolitica che la rende urgente e il prossimo ciclo di bilancio che offre un veicolo, il prossimo momento utile sarà la revisione dei Trattati, che nessuno vuole aprire. L'alternativa a riformare l'EEAS non è mantenerla com'è: è vederla svuotata di fatto, un dossier alla volta, dalle cancellerie nazionali.