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Fino al 90% dei contratti militari va ai grandi produttori, le startup innovative europee restano fuori e l'Ue compra tecnologia già obsoleta

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Fino al 90% dei contratti militari va ai grandi produttori, le startup innovative europee restano fuori e l'Ue compra tecnologia già obsoleta

Cos’è successo

Nonostante l’esplosione della spesa militare europea dal 2022, la stragrande maggioranza dei fondi continua ad andare ai grandi contractor storici (Rheinmetall, BAE Systems, Airbus, Leonardo, ecc.) invece che alle startup innovative. Secondo l’analisi di Bruegel, think tank di Bruxelles, tra il 67% e il 90% degli appalti militari in Germania, Polonia e Regno Unito finisce ancora ai top 10 produttori globali, contro solo il 36% negli Usa. In Germania la quota destinata a tecnologie innovative è addirittura crollata dal 21% pre-guerra al 9% nel 2025.

Dal 2022 sono nate oltre 230 defense-tech startup in Europa, ma mancano framework strutturati di cooperazione con i “primes” e le procedure di procurement restano burocratiche, lente e pensate per cicli produttivi lunghi. Esempi positivi (Helsing, Stark, Quantum Systems, Tekever) rimangono isolati rispetto al dominio di Rheinmetall (13 miliardi di contratti solo in Germania nel 2025). L’Europa deve colmare gap tecnologici urgenti (droni, EW, autonomia, AI) mentre gli Usa e l’Ucraina (con Brave1) integrano rapidamente le startup, e la guerra in Ucraina dimostra l'importanza delle tecnologie emergenti.

Perché conta

L’Europa rischia di allocare miliardi in riarmo comprando “vecchia tecnologia” da giganti consolidati, perdendo terreno proprio sulle capacità decisive per il futuro campo di battaglia (droni swarm, robotica, guerra elettronica).

  • Tante startup, alcune finanziate da programmi nazionali, europei (EDF) o NATO (DIANA e NIF) rischiano di non riuscire a crescere e quindi, potenzialmente, di uscire dal settore;
  • Non sostenendo queste aziende innovative, l'Europa potrebbe essere poi in ritardo fra qualche anno, trovandosi quindi, nuovamente, obbligata a comprare soluzioni tecnologiche dall'estero.

Adesso

  • A Bruxelles, nelle aule del Parlamento europeo, molti non sono soddisfatti della poca attenzione che il riarmo europeo sta dando alle start-up. Se ci sarà una spinta su questo versante è però ancora da vedere;
  • I governi nazionali, rimanendo gli unici responsabili delle loro politiche di difesa, decidono cosa, quando e quanto comprare. Nato e Unione europea non hanno modo di intervenire;
  • Quando l'UE ha lanciato l'EDF e la NATO DIANA e il NIF, gli esperti evidenziavano come finanziare start-up senza cambiare il procurement militare non avrebbe favorito l'innovazione. Gli stanziamenti della Commissione per l'innovazione agile rimangono evidentemente sottodimensionati: €115 milioni.

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