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Fino al 50% di ricavi in meno, gli apicoltori italiani chiedono un sostegno nella nuova PAC

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Fino al 50% di ricavi in meno, gli apicoltori italiani chiedono un sostegno nella nuova PAC

Cos’è successo

La Federazione Apicoltori Italiani (FAI), Miele in Cooperativa (MIC) e l'Unione Nazionale Associazioni degli Apicoltori Italiani (UNAAPI) hanno chiesto in una nota congiunta trasmessa al Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale del MASAF un intervento specifico di sostegno accoppiato al reddito per l'apicoltura, con una dotazione finanziaria adeguata e in grado di produrre un impatto effettivo sui bilanci delle imprese. La richiesta si appoggia su una base giuridica già esistente: la normativa europea consente agli Stati membri di attivare un sostegno specifico per settori "in difficoltà e importanti per motivi socioeconomici o ambientali", sotto forma di pagamento annuale, includendo esplicitamente i prodotti dell'apicoltura tra i settori ammissibili al sostegno basato sugli animali.

Il settore sconta una crescente compressione dei margini determinata in gran parte da fattori esterni alla capacità tecnica e imprenditoriale dell'apicoltore: eventi climatici estremi sempre più frequenti, siccità e gelate, alterazione della durata e della successione delle fioriture, riduzione delle disponibilità nettarifere, degrado degli ecosistemi, aumento dei costi di produzione e di movimentazione degli alveari, e una crescente pressione di mercato che secondo le tre sigle si traduce spesso in vera e propria concorrenza sleale. Il risultato, in Italia come in altri Paesi UE, sono drastiche contrazioni di produzioni e ricavi, con oscillazioni comprese tra il 25% e il 50%, a fronte di costi fissi che restano elevati per mantenere il patrimonio apistico.

Perché conta

I numeri che arrivano da altre fonti di settore confermano la gravità della situazione descritta dalle organizzazioni apistiche, con un divario di costo ormai difficile da colmare rispetto alla concorrenza estera.

  • Il divario di prezzo con il miele importato è enorme: secondo il segretario generale di Miele in Cooperativa Riccardo Terriaca, il prezzo medio del miele che arriva nell'Ue è di 1,81 euro al chilo, contro un costo di produzione italiano superiore ai 5,40 euro, una forbice che rende impossibile competere sul solo prezzo; gli accordi commerciali con Mercosur, Ucraina e Messico porteranno a regime oltre 110mila tonnellate di miele extra Ue a dazio zero, su circa 175mila tonnellate importate ogni anno in Europa;
  • Il patrimonio apistico nazionale si sta già assottigliando: secondo il censimento nazionale degli alveari per il 2025, il numero complessivo delle colonie è sceso a 1.701.845, con una perdita di 8.717 alveari in un solo anno, mentre secondo il CREA il cambiamento climatico ha contribuito alla perdita di oltre 11mila alveari nel solo 2025, nonostante un lieve recupero produttivo nelle ultime due campagne;
  • Il valore delle api va ben oltre il miele prodotto direttamente: secondo analisi del DISAFA dell'Università di Torino, il servizio ecosistemico di impollinazione fornito dalle api ha un valore economico stimato in oltre 2,5 miliardi di euro a livello nazionale, una cifra nettamente superiore al valore delle sole produzioni apistiche dirette, a conferma di come la crisi del settore rischi di avere ricadute sull'intero sistema agricolo, non solo sui produttori di miele.

Adesso

  • Il sostegno accoppiato rappresenterebbe uno strumento strutturale, non emergenziale: secondo le organizzazioni apistiche, la misura servirebbe a compensare e stabilizzare il reddito delle imprese, salvaguardando la continuità aziendale, il patrimonio apistico nazionale e le funzioni agro-ambientali ed ecosistemiche che il settore garantisce;
  • La richiesta arriva mentre si definisce l'architettura della nuova PAC: la proposta si inserisce nel più ampio negoziato sulla riforma della Politica Agricola Comune, in un momento in cui diverse organizzazioni di categoria italiane, dal comparto cerealicolo a quello zootecnico, stanno chiedendo strumenti di sostegno mirati per settori considerati strutturalmente fragili di fronte a clima e concorrenza internazionale;
  • La concorrenza sleale resta il nodo che il solo sostegno al reddito non risolverebbe da solo: secondo Terriaca, la vera emergenza del comparto resta la pressione del miele importato a basso costo, un problema che richiederebbe interventi complementari sul fronte del commercio internazionale e dell'etichettatura, accanto al sostegno diretto al reddito degli apicoltori chiesto dalle tre sigle.

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