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Fino al 40% della capacità di raffinazione fuori uso dopo gli attacchi ucraini, la crisi carburanti in Russia impatta 50 mln di persone

Cos’è successo
Le raffinerie russe stanno cedendo sotto il peso della campagna di droni ucraini contro le infrastrutture energetiche, e la crisi del carburante ha raggiunto una scala mai vista dagli ultimi anni dell'Unione Sovietica. Secondo un'analisi del Financial Times basata sul numero di automobilisti in ogni Regione, le carenze colpiscono direttamente circa 50 milioni di russi, pari al 35% della popolazione. Entro il 25 giugno quasi 50 regioni russe avevano già introdotto restrizioni sulla vendita di carburante, e all'8 luglio la maggior parte del Paese applicava limiti, con tre regioni in stato di "alto allarme", il livello immediatamente precedente allo stato di emergenza.
L'offensiva è iniziata a maggio, quando Kiev ha intensificato in modo significativo la campagna contro gli impianti petroliferi russi, colpendo finora le dieci raffinerie più grandi del Paese, inclusa quella di Omsk, 2.500 chilometri dal fronte, che da sola rappresenta circa il 7% della capacità di raffinazione nazionale. Secondo un dirigente di un'azienda energetica russa, il numero di droni concentrati su un singolo bersaglio è ormai tale da sfondare fisicamente le difese, un fenomeno che ha reso inefficaci le contromisure che funzionavano fino a poco tempo fa.
Perché conta
Mosca ha smesso di pubblicare gran parte dei dati rilevanti sul settore, ma le stime indipendenti restituiscono un quadro di crisi strutturale, non passeggera.
- Fino al 40% della capacità di raffinazione è fuori uso: la maggior parte degli analisti stima che tra il 20% e il 40% della capacità di raffinazione russa sia stata colpita, mentre a giugno la Russia ha raffinato in media 4,1 milioni di barili al giorno, il 28% in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni e il 35% sotto la capacità nominale;
- la Russia non ha strumenti rapidi per tamponare la crisi: il Paese ha storicamente prodotto benzina in quantità pari al proprio consumo e dispone di scarsa capacità di stoccaggio, il che rende molto difficile stabilizzare il mercato nel breve periodo;
- Gli impianti più esposti sono anche i più vicini alla popolazione: la maggior parte delle strutture di produzione petrolifera si trova nella Russia centrale e occidentale, dove vive la maggioranza della popolazione, rendendole al tempo stesso più facili da colpire per i droni ucraini e più decisive per la vita quotidiana dei cittadini.
Adesso
- Mosca prova a tappare i buchi con le importazioni: a giugno la Russia ha importato un volume record di 141.000 tonnellate di benzina dalla Bielorussia, una quantità modesta rispetto ai consumi nazionali ma 141 volte superiore rispetto a un anno prima;
- Il divieto di esportazione del diesel protegge il fronte, non gli automobilisti: Mosca ha vietato mercoledì le esportazioni di diesel, il suo principale prodotto raffinato, una misura che rafforzerà le forniture verso il fronte, dove circola la maggior parte dei mezzi militari, ma che avvantaggerà solo una minoranza degli automobilisti russi, dato che la maggioranza delle auto private funziona a benzina;
- La crisi comincia a superare la sfera dei singoli automobilisti: a Chita, in Siberia, un operatore della raccolta rifiuti ha sospeso le attività "fino alla risoluzione delle carenze di carburante", mentre due piccole compagnie aeree e un'associazione di categoria dei taxi hanno segnalato probabili rialzi dei prezzi nei prossimi mesi.