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Fino a 3.000 obiettivi al giorno, l'AI accelera l'individuazione di bersagli ma servono nuovi processi per evitare errori

Cos’è successo
Il Royal United Services Institute (RUSI) di Londra ha pubblicato un paper intitolato “Modern Targeting in European Militaries” - primo di una serie sul tema. Lo studio analizza come le forze armate europee, e in particolare quelle britanniche con il Digital Targeting Web (DTW), stiano tentando di accelerare e digitalizzare i processi di targeting attraverso AI, fusione di dati e collegamenti sensor-to-shooter.
Il punto di partenza è la campagna Israelo-americana contro l’Iran del febbraio 2026 (Operation Epic Fury), che ha raggiunto ritmi di fuoco non visti dal 2003 (secondo alcune stime quasi 900 attacchi nelle prime 12 ore). Lo stesso livello di scala e velocità si osserva in Ucraina e nelle operazioni israeliane. Un generale europeo ha parlato dell’obiettivo di identificare fino a 3.000 obiettivi al giorno. La tecnologia (AI, database di target, sistemi tipo Maven) è necessaria, ma non sufficiente. Il rapporto si concentra sugli aspetti meno discussi: organizzazione, procedure, cultura e controllo umano. Questo critica poi un principio dichiarato del Digital Targeting Web britannico, secondo cui le questioni etico, legali e di controllo dovrebbero accelerare, non limitare la velocità delle operazioni: ma questi aspetti, per loro natura, aggiungono passaggi e quindi rallentano il ciclo.
Perché conta
Il targeting è diventato il cuore delle operazioni militari moderne ad alta intensità. La corsa alla velocità rischia però di entrare in conflitto con i vincoli legali e etici, a cui le forze armate occidentali sono inevitabilmente più assoggettate.
- Le forze europee (e il Regno Unito in particolare) devono bilanciare ambizioni relative alla capacità di lanciare operazioni militari di maggiore scala e più alta velocità/intensità con processi organizzativi (e di controllo) che rimangono solidi. Controllo troppo rigidi non permettono operazioni rapide. Controlli troppo fragili comportano errori, danni collaterali e problemi di responsabilità -- che vanno in ultima istanza a limitare il sostegno politico alle campagne;
- La vera sfida non è quindi solo tecnologica, ma culturale e procedurale: senza adattamento di dottrina, delega di autorità e formazione, i sistemi digitali non possono generare il vantaggio sperato. Questo adattamento è però necessariamente lento, in primo luogo perché richiede molteplici esercitazioni, che poi vanno tradotte in teoria militare, a sua volta insegnata e poi applicata. Senza un cambio generazionale nelle forze armate, la transizione è tutt'altro che facile o veloce.
Adesso
- Le forze armate europee e dovranno rivedere i principi del Digital Targeting Web (britannico) e di progetti analoghi, riconoscendo esplicitamente il trade-off tra velocità e conformità a questioni etico-levali;
- Serviranno investimenti paralleli in addestramento e dottrina, insieme a framework chiari di interazione uomo-macchina, oltre che in interoperabilità tra alleati per evitare frizione, errori e disfunzionalità;
- In ultima istanza, il successo del targeting digitale dipenderà dalla capacità di integrare AI e automazione senza sacrificare il controllo umano e la conformità al diritto internazionale umanitario, pena rischi operativi e reputazionali elevati.