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Fertilizzanti più cari per Hormuz e raccolti a rischio per El Niño, i due shock simultanei possono spingere i prezzi alimentari oltre il 20%

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Fertilizzanti più cari per Hormuz e raccolti a rischio per El Niño, i due shock simultanei possono spingere i prezzi alimentari oltre il 20%

Cos’è successo

Due shock che si parlano. Da una parte, la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele all'Iran a fine febbraio ha fatto schizzare i prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti. Dall'altra, l'Agenzia Meteorologica giapponese ha confermato che El Niño si sta manifestando nell'Oceano Pacifico. È un fenomeno che nei prossimi mesi può alterare drasticamente le piogge in intere regioni agricole, portando siccità dove di solito piove e alluvioni dove di solito non piove.

La Banca Mondiale ha unito i due fenomeni in un solo avvertimento: il "tempo perturbativo" legato al riscaldamento del Pacifico rischia di aggravare le tensioni sulle forniture alimentari già causate dalla crisi di Hormuz, con effetti destinati a colpire in modo diseguale tutto il pianeta: dalle piccole economie dell'Africa subsahariana, che hanno pochi strumenti di assicurazione contro un evento di questa portata, fino alle grandi economie del G7.

Perché conta

Il punto non è El Niño in sé, né la crisi di Hormuz in sé. È che i due fenomeni agiscono su fertilizzanti e raccolti nello stesso momento, con effetti che durano più a lungo di quanto i singoli shock farebbero pensare.

  • Gli effetti di El Niño si protraggono per due anni, non per pochi mesi. Un El Niño forte fa salire i prezzi globali delle materie prime alimentari con un picco del 9% dopo 16 mesi. Lo shock attuale sui fertilizzanti, già in corso per la crisi iraniana, non avrà tempo di esaurirsi prima che El Niño inizi a pesare sui raccolti;
  • L'Eurozona, non solo i Paesi emergenti, è tra le economie più esposte. Robert Marks di Oxford Economics calcola che se i prezzi alimentari globali salissero di oltre il 20% – la soglia che definisce uno shock severo – l'Eurozona sarebbe colpita più di ogni altra economia del G7, con un'aggiunta fino a 0,6 punti di inflazione in un solo trimestre. Un dato che ribalta la narrazione consueta: l'Europa, già alle prese con i rincari energetici legati all'Iran, rischia un secondo fronte inflazionistico in contemporanea;
  • El Niño ridistribuisce il rischio agricolo in modo non lineare, e questa imprevedibilità lo rende più pericoloso ora. Più pioggia in Sud America e Corno d'Africa, condizioni più secche in Australia, Indonesia e Asia meridionale. L'India rischia un monsone debole, da cui dipende gran parte della sua agricoltura. In un anno normale sarebbe già un problema da gestire. Con le filiere dei fertilizzanti sotto pressione, diventa un problema che si auto-alimenta: meno fertilizzanti più raccolti compromessi significa una doppia contrazione dell'offerta, mentre la domanda resta costante.

Adesso

  • Il rischio è un ciclo che si chiude su se stesso: meno fertilizzanti per Hormuz, raccolti più poveri per El Niño, prezzi più alti per entrambi, e meno margine per le famiglie più povere proprio mentre la crescita globale frena;
  • Per le banche centrali la sfida cambia natura: non più assorbire uno shock isolato, ma gestire shock che si sovrappongono nel tempo: una pressione verso politiche monetarie più restrittive, anche se i tassi non toccano la causa di fondo, che è una crisi di offerta;
  • Nelle ultime ore Stati Uniti e Iran hanno annunciato un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz, con firma prevista venerdì in Svizzera. Ma il problema energetico non si risolve a interruttore: secondo l'IEA, i danni agli impianti di liquefazione in Qatar ritarderanno di almeno due anni la ripresa dell'offerta globale di GNL, con una perdita cumulativa stimata in 120 miliardi di metri cubi tra il 2026 e il 2030. Un'eredità che si somma a El Niño, e che i policymaker dovranno gestire comunque, accordo o non accordo.

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