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Esportazioni agroalimentari Ue a -8% e import a -11%: dazi, cacao e grano mettono l'Europa sotto pressione

Cosa è successo
Secondo l’ultimo rapporto della Commissione europea sul commercio agroalimentare, a gennaio 2026 i flussi commerciali dell'Ue hanno frenato su entrambi i fronti. Le esportazioni si sono fermate a 17,5 miliardi di euro, l'8% in meno rispetto a gennaio 2025, con i cali più marcati verso i due principali mercati di sbocco: Stati Uniti e Regno Unito. A pesare di più sono stati il cacao (incluse paste, burro e polveri) insieme all'olio d'oliva, al vino e ai preparati di frutta e verdura. Le importazioni hanno raggiunto 14,4 miliardi, l'11% in meno rispetto a un anno fa. Il calo è prevalentemente determinato dal crollo degli acquisti di cacao dalla Costa d'Avorio, dei cereali dall'Ucraina e della soia dagli Stati Uniti. L'unica eccezione è il Brasile, che ha incrementato le forniture del 14%, trainato da soia, caffè e carne bovina. Il surplus commerciale è sceso a 3,2 miliardi (-17% mensile), ma resta del 4% al di sopra di gennaio 2025: a sostenere il margine è paradossalmente la caduta dei prezzi del cacao, che comprime il valore delle importazioni più di quanto non comprima quello delle esportazioni.
Perché è importante
I dati di gennaio riflettono tre fratture geopolitiche che stanno ridisegnando i flussi commerciali agroalimentari europei:
• La prima è la guerra commerciale con Washington. Il -25% delle esportazioni verso gli USA non è solo un effetto statistico del frontloading del 2025: i dazi Trump colpiscono i prodotti ad alto valore aggiunto come vino, olio d'oliva, spirits, trasformati, che sono il cuore dell'export europeo. L'UE esporta verso gli Stati Uniti circa 28,6 miliardi di euro l'anno di prodotti agroalimentari: è il secondo mercato globale, e sta diventando ostile.
• La seconda frattura è la dipendenza da forniture fragili. Il crollo dell'import cerealicolo dall'Ucraina (-42% in volumi) e della soia americana (-45%) espone la vulnerabilità strutturale del sistema alimentare europeo: approvvigionamenti concentrati su corridoi logistici che la geopolitica può interrompere.
• La terza riguarda il cacao. Il crollo degli acquisti dalla Costa d'Avorio, primo fornitore mondiale, segnala un riassestamento: prezzi in correzione dopo la bolla del 2024-2025, ma anche fragilità produttive legate al clima e all'instabilità politica dell'Africa occidentale.
E adesso?
Sul fronte dei dazi americani, qualcosa si muove ma la partita è tutt'altro che chiusa. L'accordo di Turnberry, siglato nell'estate 2025 tra Trump e von der Leyen, ha fissato al 15% le tariffe americane sui prodotti europei, vino e olio d'oliva inclusi. Il 26 marzo il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione per tradurre quell'intesa politica in legge, inserendo una cosiddetta sunrise clause, una clausola che impedisce all'accordo di entrare in vigore finché gli Stati Uniti non avranno dimostrato concretamente di rispettare i propri impegni, a partire dalla riduzione dei dazi sull'acciaio europeo. In altre parole: l'Europa non abbassa le proprie barriere finché Washington non abbassa le sue.