News & BusinessTRANSIZIONE ENERGETICA
Energia elettrica: il conto che l’Europa deve pagare ora
Cosa è successo?
Secondo Goldman Sachs Research, l’Europa dovrà investire circa 3–3,5 trilioni di dollari (3.000 mld €) nel settore elettrico entro il 2035 per evitare una crisi di approvvigionamento. Dopo 15 anni di domanda in calo (–7% tra 2008 e 2024), i consumi torneranno a crescere del 1,5–2% annuo dal 2026, spinti da elettrificazione di trasporti e industria, data center, climatizzazione e dall’esaurirsi dei guadagni di efficienza. Nel frattempo, il 75% della capacità installata sarà rinnovabile entro fine decennio, contro il 45% di dieci anni fa.
Perché è importante?
La transizione aumenta l’autosufficienza e riduce le emissioni, ma rende il sistema più volatile e meteo-dipendente. Senza investimenti in reti, storage e capacità di backup, i margini di riserva potrebbero scendere a zero già nel 2029, esponendo l’Europa a rischi di deficit elettrico. Le reti, spesso vecchie 40–50 anni, non sono progettate per generazione distribuita e nuovi carichi. Servirà un raddoppio del capex rispetto all’ultimo decennio: €1,2–1,4 trilioni solo per trasmissione e distribuzione e €1–1,4 trilioni per la generazione.
E adesso?
La finestra è stretta. Accelerare permitting, filiere e finanziamenti è decisivo per sbloccare investimenti e contenere i costi. L’opportunità è ampia: i “compounder” dell’elettrificazione potrebbero crescere gli utili del 9–11% annuo (2025–30). Ma il messaggio è chiaro: il costo dell’inazione sarebbe più alto del prezzo dell’investimento.