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Dopo 18 mesi di sforzi diplomatici il Congresso Usa sanziona la Russia mentre Trump punta su accordi commerciali con Mosca

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Dopo 18 mesi di sforzi diplomatici il Congresso Usa sanziona la Russia mentre Trump punta su accordi commerciali con Mosca

Cos’è successo

Quando gli inviati del presidente Donald Trump si sono seduti con Vladimir Putin al Cremlino questo mese, il leader russo mostrava piena sicurezza: entro pochi mesi, ha detto, le truppe russe conquisteranno finalmente l'intera regione del Donbas ucraino, e la Russia è pronta a colpire duramente la rete elettrica ucraina, preparando un inverno di sofferenza. A quel punto uno degli inviati, Jared Kushner, ha provato a controbattere: con tutto il rispetto, gli ha detto, ci hai raccontato esattamente la stessa cosa un anno fa. Quali sono le probabilità che torniamo qui tra un altro anno e tu stia ancora dicendo la stessa cosa?

Questo scambio, riferito da una persona a conoscenza dei colloqui e da un funzionario statunitense, racconta bene il paradosso di oltre 18 mesi di sforzi di Trump per porre fine alla guerra in Ucraina. Questa settimana il Congresso ha approvato con 262 voti favorevoli e 159 contrari una legge storica sulle sanzioni contro il settore energetico russo, pensata per far "soffrire" la Russia e spingere Putin al compromesso. Ma mentre quella legge procede verso la scrivania di Trump, l'amministrazione sta puntando in parallelo su un approccio diverso: secondo due persone vicine ai colloqui, la Casa Bianca sta ora valutando di firmare accordi commerciali con la Russia prima ancora che cessino i combattimenti in Ucraina, un rovesciamento rispetto alla promessa fatta da Trump lo scorso anno secondo cui gli affari con Mosca sarebbero arrivati solo "quando avremo risolto la guerra".

Perché conta

La svolta emerge proprio mentre i negoziati su un possibile ritiro ucraino dal resto del Donbas si sono arenati, e rivela una frattura tra l'approccio della Casa Bianca e quello del Congresso bipartisan.

  • Il Congresso punta sulla pressione, la Casa Bianca sugli incentivi: la legge approvata consentirebbe al presidente di imporre dazi fino al 100% sui Paesi che acquistano più petrolio o gas russo, oltre a sanzioni su funzionari, imprenditori e istituzioni finanziarie russe; secondo il deputato repubblicano Michael McCaul, tra i principali sostenitori del provvedimento, "questa legge paralizzerà la macchina bellica russa e finalmente porterà Putin al tavolo negoziale", ma l'amministrazione sembra concentrata più sulle carote che sul bastone;
  • Gli accordi commerciali servirebbero a convincere l'élite russa più che Putin stesso: secondo un funzionario statunitense, l'amministrazione vuole creare più incentivi affinché membri dell'élite russa spingano per la pace, e concludere alcuni accordi commerciali prima della fine della guerra potrebbe convincere i falchi anti-americani vicini a Putin che Trump vuole davvero costruire una nuova relazione con la Russia;
  • Mosca corteggia Washington con proposte economiche da oltre un anno: da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, i funzionari russi hanno proposto accordi su terre rare e alluminio, joint venture nell'Artico e persino il coinvolgimento di aziende statunitensi nella vendita di gas naturale russo verso l'Europa; il consigliere di politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha confermato che dopo l'incontro del 5 settembre tra Putin, Witkoff e Kushner sono stati discussi in dettaglio "questioni economiche e potenziali grandi progetti russo-americani reciprocamente vantaggiosi".

Adesso

  • I colloqui trilaterali potrebbero riprendere a ottobre: secondo funzionari ucraini, i negoziati di pace tra Stati Uniti, Ucraina e Russia potrebbero riprendere il mese prossimo, con la possibilità di un cessate il fuoco limitato, la fine degli attacchi al traffico marittimo nel Mar Nero o alle infrastrutture energetiche, tra i temi in discussione;

  • Lo scetticismo tra gli alleati di Kiev resta alto: durante un collegamento video al summit internazionale YES a Kiev lo scorso fine settimana, Kushner ha detto che Trump e Zelensky restano molto impegnati nei colloqui e che "abbiamo sentito che anche il presidente Putin è molto impegnato in questo", parole accolte da risate tra parte del pubblico presente, segno della sfiducia diffusa verso la rappresentazione equidistante dei negoziati fornita dall'amministrazione;

  • Gli attacchi sul campo continuano a complicare il quadro diplomatico: due giorni dopo l'intervento di Kushner, un drone russo a propulsione jet ha colpito un treno a un valico di confine su cui viaggiavano diverse personalità, incluso l'ex direttore della CIA David Petraeus, un episodio che mostra quanto la violenza sul terreno continui a correre parallela, se non in contraddizione, con gli sforzi diplomatici in corso.

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