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Dopo 11 anni di scontro politico la Polonia si ritrova con due leadership in lotta tra loro

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Dopo 11 anni di scontro politico la Polonia si ritrova con due leadership in lotta tra loro

Cos’è successo

Il Tribunale costituzionale polacco è finito al centro di uno scontro istituzionale senza precedenti. Il 30 ottobre la giudice Anna Korwin-Piotrowska, eletta dal Sejm (la Camera bassa del Parlamento polacco) ha disposto una sospensione di un mese dalle funzioni per il presidente del Tribunale Bogdan Święczkowski e per il vicepresidente Bartłomiej Sochański, assumendo la gestione dell'istituzione. La leadership in carica ha respinto la decisione come illegittima, e la tensione è esplosa dentro la sede, dove sette giudici sono entrati accompagnati dagli agenti del Servizio di protezione dello Stato e sono scoppiati tafferugli. Il presidente Karol Nawrocki è arrivato nella notte, ha definito l'accaduto un tentativo di presa di controllo di un'istituzione costituzionale e ha chiesto consultazioni urgenti con i leader politici.

La disputa nasce nel 2015, quando i due campi politici, Piattaforma civica (Po) e Diritto e giustizia (PiS), si scontrarono sulla nomina di cinque giudici, per poi allargarsi all'indipendenza della magistratura, alla composizione del Tribunale e all'autorità delle sue sentenze. Dopo l'insediamento nel 2023, la coalizione di Donald Tusk ha cercato di smontare le riforme giudiziarie del PiS, e nel 2026 la crisi è entrata in una nuova fase quando Nawrocki ha rifiutato di accogliere il giuramento di quattro dei sei giudici eletti dal Parlamento a marzo. In altre parole, quello sulla Corte costituzionale è solo un capitolo di una questione molto più ampia che mette in dubbio l’equilibrio e la separazione tra poteri.

Perché conta

  • Una crisi che si trascina dal 2015: dopo che Po e PiS si contesero cinque seggi, il PiS cambiò le regole di funzionamento del Tribunale. Nel 2021 la Corte europea dei diritti dell'uomo stabilì che la composizione del collegio, compreso uno dei giudici contestati, non rispettava il requisito di un tribunale costituito per legge, mentre lo stesso anno il Tribunale polacco emise sentenze che contestavano il primato di alcune norme Ue sulla giustizia;
  • Una guerra di legittimità: la coalizione Tusk ha limitato la pubblicazione delle sentenze del Tribunale nella Gazzetta ufficiale, mettendone in dubbio la composizione, mentre la leadership sostiene che le decisioni restano vincolanti. A marzo 2026 il Sejm ha eletto sei nuovi giudici, ma Nawrocki ha accolto il giuramento solo di Bentkowska e Szostek, e i quattro respinti hanno giurato davanti a un notaio in Parlamento. Il Tribunale ha risposto il 12 maggio che il presidente non è obbligato ad accogliere ogni nomina e deve essere presente al giuramento, mentre la Corte europea dei diritti dell'uomo ha chiesto alle autorità polacche di non ostacolare i quattro giudici;
  • Quando le sentenze non vengono pubblicate e gli organi dello Stato si dividono sulla loro forza giuridica, l'incertezza si estende a leggi che riguardano cittadini, imprese, fisco e servizi pubblici, e dopo più di dieci anni governi e presidenti non hanno trovato una soluzione comune.

Adesso

  • Il 3 novembre: Korwin-Piotrowska ha annunciato un'assemblea generale dei giudici, mentre Święczkowski ha detto che lui e i giudici rimasti cercheranno di riprendere il controllo del Tribunale. Ipotesi: nei prossimi giorni potrebbero convivere due vertici che rivendicano la legittimità, con atti e convocazioni contrapposte;
  • Le consultazioni con i leader politici chieste da Nawrocki potrebbero aprire un tavolo, ma la sospensione dei due vertici, valida per un mese, rischia di riaccendersi alla scadenza se non si trova un accordo sul giuramento;
    -Le sedi europee restano un fattore, considerato che dopo l'intervento cautelare della Corte europea dei diritti dell'uomo e il parere della Commissione di Venezia, un nuovo pronunciamento potrebbe aumentare la pressione su Varsavia, mentre la questione della legittimità delle sentenze del Tribunale potrebbe tornare nel confronto tra Polonia e istituzioni Ue.

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