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DOGE: efficienza o shock istituzionale?
Cosa è successo?
Il Department of Government Efficiency (DOGE) è stato lanciato a gennaio 2025 dalla seconda amministrazione Trump come task force straordinaria per modernizzare l’IT federale e tagliare sprechi e spesa pubblica. In meno di dieci mesi, prima di essere formalmente dichiarato “non più esistente”, DOGE ha ottenuto un accesso senza precedenti ai sistemi informativi, ai flussi di pagamento e ai dati sensibili di gran parte del governo federale, intervenendo su personale, contratti, regolazioni e programmi chiave.
Perché è importante?
A fronte di risparmi rivendicati nell’ordine delle “centinaia di miliardi”, le verifiche indipendenti indicano risultati molto più limitati (circa 1,4 miliardi di dollari verificabili) e costi indiretti enormi: sprechi generati stimati in oltre 20 miliardi, minori entrate fiscali fino a 500 miliardi e un forte deterioramento della capacità amministrativa. L’uso accelerato di AI, i licenziamenti di massa e il blocco di programmi critici hanno prodotto effetti sistemici su servizi pubblici, governance dei dati e credibilità istituzionale.
E adesso?
Il caso DOGE diventa un monito strategico per USA, Europa e Italia: l’efficienza senza metriche verificabili, trasparenza e controllo democratico rischia di trasformarsi in ingegneria politico-istituzionale. La lezione chiave è che modernizzare lo Stato richiede governance solida, audit indipendenti e uso responsabile di dati e AI; senza questi elementi, i costi economici, sociali e reputazionali superano rapidamente i benefici promessi.