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Digital Markets Act: dalla regolazione dei gatekeeper alla partita su AI e cloud
Cosa è successo?
La Commissione europea ha pubblicato la sintesi della consultazione pubblica sulla revisione del Digital Markets Act (DMA), raccogliendo oltre 450 contributi da PMI, grandi piattaforme (“gatekeeper”), società civile, accademici e cittadini. Il dato politicamente rilevante è il consenso di fondo: la maggioranza degli interlocutori riconosce che il DMA sta già producendo benefici e che i suoi obiettivi pro-concorrenziali restano validi. Allo stesso tempo emergono richieste di rafforzamento (interoperabilità, accesso e portabilità dei dati, sostegno alle PMI) e di estensione dell’ambito verso IA e servizi cloud. I gatekeeper, invece, segnalano criticità su proporzionalità e impatti sull’esperienza utente.
Perché è importante?
La consultazione segna il passaggio del DMA da esperimento regolatorio a infrastruttura strutturale del mercato digitale europeo. Il sostegno diffuso indica che l’asimmetria di potere delle grandi piattaforme è percepita come un problema sistemico, non ideologico. Ma il punto di svolta è un altro: AI e cloud stanno diventando i nuovi colli di bottiglia competitivi. Senza un aggiornamento del perimetro, il rischio è che le rendite di posizione si spostino semplicemente dai marketplace e dagli app store verso modelli, dati e infrastrutture di calcolo, svuotando l’efficacia del DMA. Le critiche dei gatekeeper, lette in controluce, confermano l’impatto reale del regolamento: se la regolazione “disturba”, significa che sta incidendo sui modelli di business.
E adesso?
La Commissione integrerà i contributi nella relazione di revisione attesa entro il 3 maggio 2026, come previsto dall’obbligo triennale del DMA. Le scelte chiave saranno tre: (1) quanto spingere su interoperabilità e portabilità dei dati senza frenare l’innovazione; (2) se e come includere AI e cloud nel perimetro, evitando sovrapposizioni ma prevenendo nuovi monopoli tecnologici; (3) come calibrare la proporzionalità per distinguere tra grandi gatekeeper e PMI. In sintesi, la revisione del DMA non è una manutenzione tecnica: è un test sulla capacità dell’UE di regolare il capitalismo digitale di seconda generazione, quello fondato su dati, modelli e infrastrutture, prima che si cristallizzi in nuovi equilibri difficili da scalfire.