News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
Difesa italiana: Leonardo e Fincantieri come pilastri di autonomia industriale europea
Cosa è successo?
Dal 2022 al 2025 l’industria italiana della difesa ha vissuto una trasformazione senza precedenti, trainata dall’ascesa di Leonardo e Fincantieri. In poco meno di quattro anni, la capitalizzazione di Leonardo è salita da 3,7 a 28,4 miliardi di euro (+668%), mentre Fincantieri è passata da 1,03 a 6,1 miliardi (+298%). Dietro il rally non c’è solo il contesto geopolitico, ma una strategia industriale mirata: Leonardo ha rafforzato le catene del valore più sensibili (droni, spazio, velivoli da combattimento e veicoli militari) con un piano 2025-2029 che prevede 118 miliardi di ordini cumulati e ricavi per 106 miliardi. Fincantieri, invece, ha consolidato il dominio marittimo e underwater, con un portafoglio ordini da 61 miliardi (sette volte i ricavi 2024) e una forte crescita nei sistemi subacquei, oggi centrali per la protezione delle infrastrutture critiche.
Perché è importante?
L’ascesa dei due gruppi va letta come parte di una riconfigurazione della sicurezza europea, in cui gli Stati cercano di ridurre dipendenze esterne e mettere al sicuro filiere strategiche. Leonardo e Fincantieri non competono sullo stesso terreno, ma sono complementari: aria, spazio e sistemi avanzati da un lato; mare, cantieristica militare e tecnologie underwater dall’altro. Questo rafforza la posizione dell’Italia come fornitore chiave di capacità critiche per la Nato e per l’UE, in un momento in cui molti programmi cooperativi europei mostrano fragilità. Non a caso, secondo JPMorgan, le recenti correzioni di Borsa legate alle ipotesi di de-escalation in Ucraina sono “ingiustificate”: la banca ritiene che l’Europa dovrà comunque accelerare gli investimenti militari per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, sostenendo strutturalmente la domanda nel settore.
E adesso?
Il punto chiave non è se la crescita possa continuare, ma quanto sarà strutturale. I dati su ordini, portafogli e joint venture indicano che Leonardo e Fincantieri stanno passando da beneficiari ciclici della crisi a architravi di una strategia industriale di lungo periodo. Se l’UE faticherà a far decollare grandi programmi comuni, i campioni nazionali ben posizionati, soprattutto quelli capaci di presidiare domini critici, diventeranno ancora più centrali. Per l’Italia, la sfida sarà trasformare il successo finanziario in leadership tecnologica duratura, evitando dispersioni e rafforzando l’integrazione europea senza perdere controllo sugli asset strategici.