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Difesa collettiva e mercato unico, a Cipro i 27 provano a dare sostanza all'Europa

Cosa è successo
Il 23 e 24 aprile si tiene a Nicosia la riunione informale dei 27 capi di Stato e di governo dell'Unione europea. Il vertice, ospitato dal presidente Nikos Christodoulides, su proposta della presidenza di turno cipriota del Consiglio Ue, si apre in un momento di pressione multipla sull'Unione: la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e due dossier che toccano la sostanza stessa del progetto europeo.
- Il primo è la clausola di assistenza reciproca dell'articolo 42.7 del Trattato Ue. Ai primi di marzo, un attacco di droni contro la base aerea britannica della RAF ad Akrotiri ha portato la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran a lambire direttamente il territorio europeo. Christodoulides ha sollevato la necessità di dare finalmente "sostanza" alla clausola di assistenza reciproca, il cui meccanismo operativo rimane tuttora indefinito. Il Servizio europeo di azione esterna di Kaja Kallas presenterà ai leader le opzioni per renderla operativa, con esercitazioni previste tra maggio e giugno.
- Il secondo è la roadmap "One Europe, One Market". Il documento punta al completamento del mercato unico entro il 2027, definito "priorità politica assoluta", con monitoraggio serrato e ricorso a "tutti gli strumenti disponibili, comprese le procedure di infrazione" contro i ritardi, e mira a rimuovere le principali barriere, le cosiddette "terrible ten", con risultati concreti entro marzo 2027. Capi di Stato e di governo, presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e Commissione sono attesi a firmare una dichiarazione congiunta.
Perché è importante
L'articolo 42.7 è stato attivato una sola volta in tutta la storia dell'UE, dalla Francia nel novembre 2015, dopo gli attentati di Parigi, e quell'attivazione si risolse in dichiarazioni di solidarietà e cooperazione bilaterale, senza procedure istituzionali definite. Più di dieci anni dopo, non esiste ancora una dottrina operativa. La gestione cipriota dei droni di marzo ha funzionato perché Francia, Italia, Grecia, Spagna e Paesi Bassi hanno inviato asset unilateralmente, non perché esistesse una procedura. Un'applicazione de facto, senza fondamento operativo.
È in questo vuoto che si inseriscono i tre scenari che, secondo quanto riferito da diplomatici europei, Kallas intenderebbe sottoporre ai leader:
- Il primo, il più semplice, prevederebbe che in caso di attacco ibrido contro un singolo Stato membro, venga garantita la solidarietà dei partner, ma senza coinvolgimento istituzionale dell'Ue.
- Il secondo prevederebbe una richiesta di assistenza simultanea da parte di più Stati membri, con le istituzioni Ue chiamate a un ruolo di coordinamento. Qui entrerebbe in gioco anche la Commissione, che dispone dello strumento anti-coercizione commerciale, della gestione delle frontiere Schengen e del meccanismo di protezione civile.
- Il terzo, il più controverso politicamente prevederebbe l'attivazione contemporanea dell'articolo 42.7 Ue e dell'articolo 5 Nato: chi comanda, chi coordina, e come si evita che i due sistemi si sovrappongano o si contraddicano.
La differenza tra le due clausole non è tecnica: è politica. L'articolo 5 obbliga all'intervento militare; l'articolo 42.7 prescrive "aiuto e assistenza con tutti i mezzi a disposizione", formula abbastanza vaga da essere letta da ciascun governo a proprio piacimento, e che non include un obbligo di intervento militare. I Paesi baltici temono che simulare una difesa europea autonoma fornisca a Trump un pretesto per accelerare il disimpegno dal continente. È una preoccupazione comprensibile, ma non rispondere alla domanda non la fa sparire. La minaccia di annessione della Groenlandia pone già un quarto scenario che nessuno a Bruxelles ha ancora osato mettere all'ordine del giorno: cosa accade se l'aggressore è un membro della Nato?
Anche la roadmap "One Europe, One Market" porta con sé tensioni più profonde di quanto la firma congiunta lasci trasparire. Secondo fonti interne alle istituzioni europee, "c'è un profondo e diffuso malcontento sul modo in cui von der Leyen ha gestito la dichiarazione": la bozza sarebbe stata elaborata a porte chiuse, sollevando una "questione fondamentale di legittimità democratica".
E adesso?
Il vertice non produrrà decisioni vincolanti, ma stabilirà se i Ventisette sono disposti a dotare l'articolo 42.7 di un'architettura minima: chi coordina, chi decide, in quali tempi. L'Italia è già nel nucleo attivo: la postura di Giorgia Meloni, più eurocentrica dopo il vertice di Parigi, include disponibilità a un maggiore interventismo nello Stretto di Hormuz e in Libano nel post-Unifil.