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Dentro la crisi del programma drone EuroMALE: la Francia si sfila

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Dentro la crisi del programma drone EuroMALE: la Francia si sfila

Cosa è successo

Con la presentazione al consiglio dei Ministri della legge di programmazione militare aggiornata (LPM), la Francia ha ufficialmente cancellato l'acquisto dell'EuroMALE, il drone MALE (Medium Altitude Long Endurance) multinazionale europeo lanciato in cooperazione con Germania, Italia e Spagna.

Il programma EuroMALE nasce nel maggio 2015 dopo anni di tentativi, negoziazioni e soluzioni temporanee. Francia, Germania e Italia firmano una dichiarazione d'intenti per uno studio di due anni su un drone MALE europeo, con l'obiettivo di dotarsi di una capacità sovrana di intelligence, sorveglianza, ricognizione e, potenzialmente, strike, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti (in particolare dal MQ-9 Reaper). Nel 2016 la Spagna si unisce al progetto e l'OCCAR (Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti) ne prende la gestione.


Nel settembre dello stesso anno lo studio di definizione, mentre nel 2018 viene presentato un mock-up a grandezza naturale all'ILA di Berlino. Il contratto di sviluppo e produzione (per circa 60 piattaforme complessive tra i quattro Paesi) viene firmato nel febbraio 2022. Il percorso però è segnato da ritardi continui, tensioni industriali (soprattutto tra Airbus, capofila, e Dassault) e aumenti di costo. La Preliminary Design Review (PDR) slitta fino al 2024, mentre la Critical Design Review (CDR) viene completata solo nell'ottobre 2025. Il primo volo è ora previsto per metà 2027 e le consegne operative per il 2030. Contemporaneamente, la Francia ha anche cancellato il drone tattico sviluppato dall'azienda francese Safran, il Patroller, ridefinendo le proprie esigenze MALE verso "droni teatro sovrani a basso costo, più adatti ai conflitti ad alta intensità".

Perché è importante

Uscendo dal programma, la Francia non sarà più partner di sviluppo né acquirente. Non finanzia più la fase di prototipazione e produzione, anche se potrebbe in futuro acquistare sistemi già realizzati (opzione non esclusa ma improbabile). Il Paese mantiene comunque la propria flotta di Reaper americani (che verrà probabilmente estesa) e punta su soluzioni nazionali come l'Aarok o altri droni sviluppati da PMI francesi. Per i partner rimasti – Germania, Italia e Spagna – significa continuare da soli, con un aumento stimato dei costi superiore ai 700 milioni di euro (su un programma complessivo valutato intorno ai 7 miliardi). Il drone, concepito come alternativa europea al Reaper (più grande, bimotore, con maggiore payload e autonomia teorica di 40 ore), perde il suo principale contributore politico e finanziario.


Per comprendere la decisione, bisogna guardare al passato. Gli Stati Uniti hanno usato l'RQ-1 Predator per la prima volta in Bosnia, nel 1996. Dopo averlo aggiornato, nel 2007 hanno sviluppato una versione più aggiornata, l'MQ-9 Reaper, usato in tutti i teatri operativi: Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Pakistan, Somalia e via di seguito. I Paesi Europei, dunque, con EuroMALE, hanno cercato di sviluppare un prodotto leggermente più performante del Reaper ma con venti anni di ritardo, tre volte il costo (30 milioni vs 100 milioni a pezzo) e nessuna esperienza operativa (quella che permette di verificare e migliorare performance e capacità).

E adesso?

La Francia considera l'Eurodrone "meno adatto ai conflitti ad alta intensità" dopo le lezioni apprese in Ucraina e Medio Oriente: droni grandi, lenti e costosi sono vulnerabili alle difese aeree moderne e alla guerra elettronica. Parigi privilegia ora sistemi più piccoli, attritivi, economici e rapidamente schierabili («droni teatro»). È un cambio di paradigma che riflette una visione più realistica della guerra moderna. Purtroppo, questi dubbi erano stati esposti già quando EuroMALE fu lanciato. Un decennio dopo e con centinaia di milioni di euro spesi, la Francia è arrivata alla stessa conclusione.


Per le aziende coinvolte, Airbus, Dassault e Leonardo è un colpo: il programma rappresentava un pilastro della sovranità europea nel settore UAV. L'Italia, in particolare, potrebbe beneficiare di quote di lavoro aggiuntive se decidesse di aumentare il proprio impegno, come suggerito da alcuni analisti italiani già nel 2025. Il problema è che le criticità sollevate dalla Francia non scompaiono ma, anzi, sono destinate ad aumentare come l'abbattimento di numerosi Reaper in Iran dimostra.


L'Eurodrone doveva essere il simbolo di un'Europa capace di sviluppare autonomamente sistemi complessi senza dipendere dagli Usa. L'uscita francese dimostra come politica, tecnologia e industria facciano fatica a trovare un allineamento efficiente ed efficace. Si chiede più cooperazione europea, ma è utile interrogarsi come, perchè e quando la cooperazione europea porti dei fallimenti. In particolare, con l'attuale programma di riarmo europeo, è importante che non si ripetano sviluppi analoghi.

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