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Dallo Stretto di Hormuz ad Algeri: la nuova corsa europea al gas

3 min di lettura

Cosa è successo?

La guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato una nuova corsa internazionale al gas algerino, replicando quasi alla lettera lo shock energetico del 2022, causato dal taglio delle forniture russe. Spagna e Italia stanno valutando di aumentare gli acquisti via gasdotto da Algeri. Giorgia Meloni, nel quadro del Piano Mattei, vi ha fatto visita a febbraio, una visita che la crisi iraniana ha reso ancora più strategicamente rilevante. Nel mentre, la Commissione europea ha già definito l'Algeria un partner “strategico e affidabile” e ha rafforzato la cooperazione gassifera con Algeri nello stesso mese. Anche Washington si è mossa con insolita rapidità: il 7 aprile il diplomatico americano Mark Schapiro interverrà pubblicamente sulle opportunità multimiliardarie del settore oil & gas algerino per le imprese statunitensi, con un titolo che non lascia spazio all'ambiguità diplomatica. Sonatrach, la compagnia petrolifera e del gas di Stato algerina, ha prodotto nel 2024 quasi 186 miliardi di metri cubi di gas lordi, di cui circa 49 miliardi destinati all'export, suddivisi tra gasdotti a lungo termine e GNL più flessibile ma più costoso per i paesi importatori.

Perché è importante

L'Algeria detiene riserve stimate in 4.500 miliardi di metri cubi, le decime più grandi al mondo, ed è il primo produttore africano di gas, con una posizione geografica che la rende naturalmente connessa all'Europa via gasdotto senza dipendere dalle rotte marittime oggi paralizzate. Con Hormuz bloccato, che da solo canalizza circa un quinto dei flussi globali di GNL, Algeri è diventata una delle pochissime alternative strutturali disponibili, in un mercato che Nazim Sini dell'Università di Marsiglia definisce “strutturalmente rigido” e con “pochissime alternative”. Il peso geopolitico di questa posizione non sfugge ad Algeri: secondo il consulente Kame Souig, l'Algeria sta consapevolmente ridefinendo e distribuendo la propria strategia energetica, forte della «posta in palio» diplomatica che la crisi ha reso visibile a tutti. L'obiettivo dichiarato è smettere di essere un semplice fornitore di materie prime per inserirsi nelle catene di approvvigionamento europee come attore integrato e con maggiore potere contrattuale.

E adesso?

Il nodo critico è la capacità produttiva di Sonatrach: secondo Andrew Farrand di Horizon Engage, la sua capacità di aumentare rapidamente i volumi “era limitata nel 2022, e lo è ancora oggi”, per ragioni legate sia agli investimenti pregressi insufficienti sia alla crescita dei consumi interni algerini, che assorbono già oltre la metà della produzione lorda. Nel breve periodo, l'attesa degli analisti è che Algeri sfrutti la finestra di mercato alzando i prezzi sulle forniture spot di GNL, monetizzando la domanda eccezionale senza impegnarsi in contratti a lungo termine che richiederebbero capacità aggiuntiva non ancora disponibile. Nel medio periodo, il governo algerino ha lanciato nel 2025 un piano da 60 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2029 destinato in larga parte all'upstream petrolifero e gasifero, con l'obiettivo di aumentare i volumi di export, migliorare l'efficienza e sviluppare nuove filiere energetiche. Ma qualsiasi investimento di questa portata richiede anni per tradursi in capacità produttiva reale: la finestra di opportunità aperta dalla crisi iraniana è concreta, ma i tempi dell'industria energetica rischiano di essere più lunghi di quelli della crisi stessa.

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