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Dall'Ue più potere agli agricoltori: soglia europea al 5% per superare il limite nazionale del 33%

Cosa è successo
La commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha presentato il suo progetto di relazione sulla proposta della Commissione di riformare le regole che governano i rapporti tra agricoltori e industria alimentare. Il testo firmato dall’eurodeputata Céline Imart, introduce 24 emendamenti alla proposta originaria, con un obiettivo: correggere lo squilibrio di potere contrattuale che penalizza i produttori agricoli lungo tutta la filiera. Le modifiche riguardano la contrattualizzazione pluriennale, le regole sulle organizzazioni di produttori, la definizione di "filiera corta" e i criteri di calcolo del prezzo del latte e degli altri prodotti agricoli.
Perché è importante
Il punto di partenza è politico prima che tecnico: le proteste degli agricoltori che hanno attraversato l'Europa nel 2024 avevano come cuore esattamente questa richiesta, essere pagati a prezzi che riflettano i costi reali di produzione, invece di subire le condizioni imposte da distributori e industria. Il Parlamento prende ora quella richiesta e la traduce in norme vincolanti. Le modifiche più sostanziali riguardano tre aree.
- Contrattualizzazione: il Parlamento vuole che i contratti pluriennali diventino lo standard e che il prezzo venga calcolato includendo esplicitamente "i costi reali di produzione, compresa la retribuzione dell'agricoltore". Una formulazione assente nella proposta originaria della Commissione;
- Organizzazioni di produttori: il testo introduce una soglia alternativa del 5% della produzione europea per le associazioni di governance, evitando che il limite del 33% nazionale penalizzi i settori più concentrati;
- "Filiera corta", il Parlamento aggiunge un requisito che nella proposta della Commissione mancava: il prodotto deve essere fabbricato all'interno dell'Unione, una clausola che chiude la porta all'uso strumentale dell'etichetta da parte di prodotti importati da paesi terzi.
E adesso
Se approvata nella forma proposta, la riforma cambierebbe strutturalmente i rapporti di forza tra produttori e grande distribuzione in tutti i principali settori agricoli europei: latte, cereali, ortofrutta e zucchero.
- Il nodo più delicato sarà politico: alcune delle modifiche più incisive, come l'ancoraggio del prezzo ai costi reali di produzione, toccano interessi consolidati dell'industria di trasformazione e della grande distribuzione, che eserciteranno pressioni significative nella fase di trilogo.
- Il rischio è che proprio le clausole più ambiziose vengano progressivamente svuotate nel negoziato finale.