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Dal 7 ottobre l’Europarlamento ha dibattuto per 87 ore su Ucraina e 24 su Gaza, 10 le risoluzioni contro contro 6
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Cos’è successo
Il 16 giugno il Parlamento europeo discute in plenaria la de-escalation in Medio Oriente, a seguito dell’intesa Usa-Iran, alla presenza dell'Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas.
Nella stessa sessione vota una risoluzione sull'Ucraina. Sul Medio Oriente, invece, nessun voto. Future Proof Society ha ricostruito sessione per sessione il peso che i due dossier hanno avuto in plenaria dal 7 ottobre 2023, data dell'attacco di Hamas in Israele e scelta come punto comune per rendere i dati confrontabili.
Perché conta
- Ore in plenaria. Dal 7 ottobre 2023 al giugno 2026, il Parlamento europeo ha dedicato all'Ucraina 87 ore di dibattito diretto in plenaria contro 24 ore per Gaza e il Medio Oriente. Inoltre, i dibattiti sull'Ucraina sono strutturati, ricorrenti e spesso conclusi da un voto: ogni escalation militare, ogni pacchetto di sanzioni, ogni decisione di bilancio produce una sessione dedicata con dichiarazioni di Commissione e Consiglio, dibattito pre-risoluzione e voto finale. Quelli sul Medio Oriente sono più frammentati e reattivi, concentrati nei momenti di crisi acuta (il trimestre post-7 ottobre, l’escalation Israele-Iran dell'aprile 2024, il picco della carestia a Gaza nel 2025) e raramente strutturati attorno a un esito procedurale;
- Le risoluzioni. Sul numero di risoluzioni votate il divario si riduce: 10 per l'Ucraina contro 6 per il Medio Oriente. La differenza è nella sostanza. Le risoluzioni sull'Ucraina producono impegni concreti e progressivi: sanzioni a più riprese contro la Russia, sostegno militare diretto, riconoscimento dello status di candidato Ue (giugno 2022), condanna della Russia come stato sponsor del terrorismo (novembre 2022), apertura formale dei negoziati di adesione (dicembre 2023). Per l'Ucraina sono state convocate due sessioni plenarie straordinarie ad hoc: marzo 2022 e febbraio 2026. Le risoluzioni sul Medio Oriente restano prevalentemente dichiarative: la prima, del 19 ottobre 2023, condanna Hamas e riconosce il diritto di Israele all'autodifesa; quella del 18 gennaio 2024 chiede un cessate il fuoco umanitario; quella del 14 marzo 2024 denuncia il rischio di carestia a Gaza. L'eccezione è la risoluzione dell'11 settembre 2025, la più critica mai adottata verso il governo israeliano, che per la prima volta chiede limitazione delle esportazioni di armi verso Israele e sanzioni personali contro i ministri Ben-Gvir e Smotrich, passata con una maggioranza fragile (305 favorevoli, 151 contrari, 122 astenuti);
- I fondi stanziati. Dall'inizio delle rispettive guerre, l'Ue ha mobilitato per l'Ucraina circa 193 miliardi di euro – tra prestiti sovrani, sovvenzioni dirette, assistenza macrofinanziaria e sostegno militare coordinato attraverso lo Strumento europeo per la pace – contro 1,6 miliardi destinati alla Palestina, composti da aiuti finanziari diretti all'Autorità palestinese (1,1 miliardi, 2023-2024), assistenza umanitaria per Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est (550 milioni dal 2023), supporto attraverso il programma Pegase per stipendi e servizi essenziali (118 milioni nel 2023) e un pacchetto di emergenza in tre tranche (400 milioni nel 2024). Per ogni euro destinato a Gaza dall'ottobre 2023, l'Ue ne ha versati 120 all'Ucraina. I due conflitti hanno natura diversa, l'Ucraina è uno Stato candidato all'adesione, con un quadro istituzionale a cui trasferire risorse in modo diretto e verificabile, ma un divario di questo ordine di grandezza non si spiega solo con ragioni tecniche.
Adesso
- Strasburgo, oggi. Il dibattito con Kallas è il primo appuntamento immediato. L'assenza di una risoluzione al termine della sessione, come da agenda, ripropone una questione procedurale che il Parlamento europeo dovrà prima o poi affrontare: se e come dotarsi di strumenti deliberativi sul Medio Oriente comparabili a quelli sviluppati sul dossier ucraino;
- Autunno 2026: Consiglio europeo e quadro finanziario. La crisi Israele-Iran ha già dominato l'agenda di marzo. I prossimi mesi diranno se l'escalation produrrà una risposta formale da parte dell'Aula. Sul fronte finanziario, la revisione del quadro pluriennale 2028-2034 è l'occasione in cui l'Ue sarà chiamata a ridefinire le risorse destinate ai Territori palestinesi, oggi strutturalmente distanti da quelle mobilitate per l'Ucraina;
- L'Accordo di associazione UE-Israele. Il rinnovo dell'accordo è uno degli appuntamenti negoziali più rilevanti nel medio termine. Il Parlamento europeo ha già espresso posizioni critiche in più occasioni: se e come queste si tradurranno in condizionalità formali dipenderà dalla capacità dei gruppi di costruire una maggioranza più solida di quella, fragile, che ha sostenuto la risoluzione dell'11 settembre 2025.