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Dal +4% al solo +0,4% di crescita in due anni, la Russia non crolla ma si consuma e il tempo lavora contro Putin

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Dal +4% al solo +0,4% di crescita in due anni, la Russia non crolla ma si consuma e il tempo lavora contro Putin

Cos’è successo

Nel 2023 e nel 2024 l'economia russa è cresciuta di oltre il 4% annuo. Nel primo trimestre del 2026 ha registrato una contrazione dello 0,3%, la prima dall'inizio del 2023, e le previsioni di crescita per l'intero anno sono state tagliate dal governo da 1,3% a 0,4%. La crescita degli anni precedenti non era organica: era il risultato della massiccia espansione della spesa militare, che ha superato il 7% del Pil rispetto al 3,6% del 2021 e assorbe oggi quasi il 40% del bilancio federale. Le entrate da petrolio e gas si sono quasi dimezzate rispetto a gennaio 2025. Il Fondo Nazionale del Benessere è sceso dal 6% del Pil nel 2021 a meno del 2% oggi.

Il sistema si è spaccato in due. Il settore militare opera in condizioni di domanda illimitata. Il resto dell'economia civile è stretto tra tassi di interesse al 14,5%, credito inaccessibile e una carenza di manodopera stimata in oltre 2,3 milioni di lavoratori assorbiti dal reclutamento. Il governo ha alzato l'Iva dal 20% al 22% da gennaio 2026 per coprire il deficit. I debiti scaduti delle imprese hanno superato il 3,8% del Pil, rispetto al 2,4% del 2022. Il servizio del debito pubblico è atteso al 9% della spesa federale, il doppio rispetto al 2021.

Perché conta

Mosca può ancora finanziare la guerra, ma i margini si stringono su tutti i fronti:

  • Il modello di crescita russo è autoreferenziale e non accumula capitale. La spesa militare tiene il Pil nominalmente positivo, ma i beni prodotti vengono distrutti sul campo. Come ha osservato l'economista russo Konstantin Sonin, i carri armati che bruciano in Ucraina rientrano nel Pil ma non migliorano le condizioni della popolazione né costruiscono capacità produttiva futura;
  • I cuscinetti fiscali sono quasi esauriti. Il Fondo Nazionale del Benessere, usato per assorbire gli shock, è sceso a meno del 2% del Pil. Il deficit 2025 ha raggiunto il 2,6% del Pil, contro una previsione iniziale dello 0,5%. Per finanziare il buco, Mosca emette debito interno a tassi elevati, con le banche statali che acquistano la quota principale: Sberbank detiene da sola circa il 25% dei titoli di Stato federali in circolazione. Il meccanismo è inflazionistico per costruzione;
  • Il sistema non può essere riformato senza fermare la guerra. La carenza di manodopera, l'inflazione strutturale e i tassi alti sono tutti effetti diretti della priorità data allo sforzo bellico. Abbassare i tassi per stimolare l'economia civile riaccenderebbe l'inflazione. Reclutare altri lavoratori per il fronte aggraverebbe la carenza. Il Cremlino è intrappolato in un equilibrio che può solo gestire, non risolvere.

Adesso

  • I prezzi del petrolio si stanno già correggendo con la progressiva normalizzazione del conflitto in Iran. Il cuscinetto temporaneo che aveva permesso a Mosca di aumentare la spesa militare del 44% a marzo 2026 rispetto a marzo 2025 si sta esaurendo. Se la riapertura dello Stretto completa la discesa, il Cremlino dovrà scegliere tra tagliare la spesa militare, accelerare il deterioramento dei servizi civili o aumentare ulteriormente il debito interno;
  • La mobilitazione formale è la variabile che il Cremlino rinvia ma non può evitare a lungo. Ogni nuova ondata di reclutamento sottrae lavoratori all'economia civile, aggrava la carenza di manodopera e alimenta l'inflazione salariale. Le recenti restrizioni all'accesso a Telegram e ad altri canali di comunicazione indicano che Mosca si prepara politicamente a questa mossa, consapevole dei rischi che comporta per la stabilità interna;
  • La finestra per negoziare da una posizione di forza si sta chiudendo. Un'economia che cresce allo 0,4% con il fondo sovrano quasi esaurito, il deficit in espansione e i tassi di interesse proibitivi ha meno margine contrattuale rispetto a due anni fa. Non è un collasso imminente: è una traiettoria di logoramento che riduce le opzioni disponibili al Cremlino a ogni trimestre che passa.

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