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Cyber 2025: attacchi più rapidi, meno visibili, più geopolitici
Cosa è successo?
Il Global Threat Report 2025 di CrowdStrike mostra un salto di qualità degli attacchi cyber nel 2024. Il tempo medio di “breakout” è sceso a 48 minuti, con casi estremi di 51 secondi, segno che gli avversari operano ormai a velocità quasi automatica. Il 79% degli attacchi è malware-less, basato su credenziali rubate e azioni hands-on-keyboard. Le intrusioni via social engineering esplodono: il vishing cresce del +442% nella seconda metà dell’anno. Le attività legate alla Cina aumentano del +150% complessivo, fino al +200–300% in settori chiave come finanza, industria e media. Il cloud diventa bersaglio primario: nuove intrusioni non attribuite +26%, con abuso di account validi nel 35% dei casi cloud.
Perché è importante?
La superficie d’attacco si sposta dall’infrastruttura all’identità. MFA tradizionali, perimetri e patching reattivo non bastano più. L’uso della genAI amplifica phishing, disinformazione e creazione di profili falsi, abbassando le barriere d’ingresso. Per Europa e Italia il rischio è doppio: maggiore esposizione di PA, sanità, manifattura e finanza; e impatto diretto su assicurazioni cyber, che diventano oggetto di estorsione mirata.
E adesso?
La priorità è difendere identità, cloud e SaaS come infrastrutture critiche: MFA phishing-resistant, XDR cross-domain, controllo degli accessi just-in-time e threat intelligence orientata all’avversario. Serve un salto da sicurezza “reattiva” a anticipazione operativa, integrando esercitazioni e hunting continuo. In un contesto geopolitico teso, la cyber-resilienza è ormai un fattore di sicurezza nazionale ed economica.