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Corea del Sud, Turchia e Brasile si sono presi il mercato della difesa europea

4 min di lettura

Cosa è successo

Il 30 marzo 2026 la Fondation pour la Recherche Stratégique (FRS), centro di ricerca francese, ha pubblicato “New Entrants in the European Defense Market: A Study of Korea, Brazil and Turkey”, uno che studio analizza come, nel contesto del riarmo europeo, aziende di difesa di Corea del Sud, Brasile e Turchia abbiano conquistato quote significative nel mercato del Vecchio Continente.


Tra il 2020 e il 2025, le esportazioni di armamenti sono aumentate di otto volte per la Corea del Sud, cinque volte per la Turchia e quattro volte per il Brasile. Questi Paesi, tradizionalmente meno presenti in Europa, hanno sfruttato esigenze urgenti di riarmo (artiglieria, veicoli blindati, aerei da trasporto, droni) offrendo consegne rapide, prezzi competitivi, interoperabilità Nato e soprattutto forti compensazioni industriali (offsets) e produzione locale. I successi principali riguardano Polonia, Portogallo, Romania, Estonia, Norvegia, Ungheria, Repubblica Ceca e, in misura crescente, Spagna e Italia.

*Perché è importante

Il rapporto evidenzia un cambiamento strutturale nel panorama della difesa europea: accanto ai contractor americani, emergono nuovi attori extra-UE che non si limitano a vendite “off-the-shelf” ma puntano a un ruolo di co-integratori nella base tecnologia e industriale della difesa Europea.


-La Corea del Sud ha trasformato il successo iniziale del K9 Thunder (obice semovente) in una strategia multidomestica con hub in Polonia, sussidiarie e produzione locale (K2 Black Panther tank, K239 Chunmoo MLRS, FA-50); -Il Brasile (soprattutto Embraer) ha fatto dell'aereo da trasporto C-390 Millennium un’alternativa più economica e flessibile all'americano C-130, usando il Portogallo come porta d’ingresso e realizzando oltre il 50% del business difesa in Europa; -La Turchia ha visto l’Europa diventare il primo mercato di esportazione (27% nel 2024), con droni Baykar (TB2, Akinci), veicoli blindati Nurol Makina e partnership tecnologiche con Leonardo e Airbus.

Questi ingressi riflettono ambizioni nazionali di esportazione, sostegno governativo forte e capacità di adattarsi alle regole europee (offsets elevati, trasferimento tecnologico, produzione locale).

E adesso?

Per l’Europa il fenomeno è ambivalente: da un lato accelera il riarmo fornendo soluzioni rapide e competitive in un momento di urgenza (gap di munizioni, artiglieria, droni); dall’altro frammenta ulteriormente la base tecnologica e industriale, aumenta la dipendenza da fornitori extra-UE e riduce gli incentivi a consolidare l’industria europea. Gli offsets generosi (fino al 120% in alcuni casi) creano posti di lavoro e competenze locali, ma rischiano di trasferire know-how sensibile e di rendere più difficile lo sviluppo di campioni europei autonomi. A lungo termine potrebbe spingere verso un mercato della difesa più frammentato e competitivo, con “user clubs” (es. club K9) che favoriscono standardizzazione trasversale ma al di fuori del controllo pieno Ue/Nato. Lo studio suggerisce che questi nuovi entranti potrebbero evolvere da semplici fornitori a partner industriali stabili, soprattutto se continueranno a investire in presenza locale.


L’Italia è direttamente coinvolta in questo trend. Lo studio cita partnership turche con Leonardo (joint venture LBA Systems per TUAV, produzione di TB2 e Akinci in Italia, acquisizione di Piaggio Aero) e una collaborazione italo-turca su elicotteri d’attacco. Per la Corea sono in discussione possibili cooperazioni su munizioni e piattaforme di fuoco mobile; per il Brasile, Embraer ha legami storici nel settore aeronautico.

In un contesto di aumento della spesa difesa italiana, nuovi entranti offrono opportunità di diversificazione degli approvvigionamenti, compensazioni industriali vantaggiose e accesso a tecnologie mature a costi contenuti (droni turchi, obici coreani, velivoli brasiliani). Tuttavia sollevano questioni strategiche: come bilanciare apertura al mercato globale con la tutela dell’autonomia tecnologica nazionale ed europea? Il governo italiano potrebbe sfruttare questi ingressi per negoziare forti ritorni industriali e occupazionali (soprattutto al Sud, dove operano molti siti di Leonardo e altre aziende), ma dovrà vigilare sui rischi di dipendenza e proliferazione di know-how. Lo studio FRS rafforza il dibattito interno su una “difesa europea sovrana” che non può prescindere da una valutazione pragmatica dei nuovi fornitori, soprattutto in settori dove l’industria nazionale o consortile europea è in ritardo o sovraccarica.

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