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Con quasi il 40% delle capacità militari Nato coperte dagli Usa ora a rischio, l'Europa studia come difendersi da sola

Cos’è successo
Al vertice Nato di Ankara, dietro la facciata di unità di rito, i governi europei stanno affrontando per la prima volta uno scenario ritenuto inconcepibile fino a un anno fa. Dodici mesi di sfiducia crescente verso la disponibilità del presidente Trump a difendere gli alleati hanno spinto le cancellerie del continente a chiedersi come si difenderebbe l'Europa senza l'America, e come potrebbe combattere senza la leadership militare e la potenza di fuoco statunitensi che hanno sostenuto la dottrina Nato per generazioni.
I piani di difesa approvati appena un anno fa dai leader dell'Alleanza davano per scontato che gli Stati Uniti si sarebbero fatti carico di quasi il 40% dello sforzo bellico complessivo. Oggi quella quota è destinata quasi certamente a ridursi. A pesare sono le recriminazioni di Trump sulla spesa militare europea, la cancellazione di dispiegamenti di truppe Usa, il ridimensionamento delle capacità assegnate alla Nato e una revisione della postura militare americana in Europa attesa in sei mesi, definita dal segretario alla guerra Pete Hegseth un test che "alcuni Paesi supereranno, altri no".
Perché conta
Il ripensamento riguarda non solo quanto spendere in difesa, ma come l'Europa dovrebbe combattere se dovesse farlo da sola.
- Il vantaggio della forza convenzionale non basta più: la resistenza dell'Ucraina contro la Russia e le difficoltà incontrate dagli Stati Uniti contro l'Iran dimostrano che la superiorità in mezzi militari tradizionali non garantisce più il successo come in passato;
- La spesa non è più sufficiente da sola: Germania, Paesi nordici e baltici stanno aumentando rapidamente i bilanci della difesa, con Berlino diretta verso il 3,5% del PIL entro il 2029, ma Francia e Regno Unito restano indietro, ferme rispettivamente al 2,5% e al 2,7% previsti per il 2030;
- La fiducia reciproca tra europei resta il vero nodo: molti Stati hanno sempre contato più sugli Stati Uniti che sui propri partner europei, e la crisi di fiducia verso Washington non si è automaticamente tradotta in maggiore fiducia interna al continente.
Adesso
- Si discute di "europeizzare" la Nato senza passare dall'UE: le capitali europee non vogliono affidare all'Unione europea un ruolo operativo militare più ampio, ma puntano a rendere la Nato meno dipendente dagli Stati Uniti rafforzando la leadership europea nella catena di comando;
- La dottrina militare viene riscritta guardando a Kiev: esercitazioni come quella condotta a Copehill Down, nel Regno Unito, mostrano ufficiali Nato alle prese con droni, munizioni vaganti e sistemi di targeting basati su intelligenza artificiale, un modello di guerra ispirato all'esperienza ucraina più che a quella americana;
- L’industria bellica ucraina diventa un riferimento diretto: il missile da crociera Flamingo, certificato da Kiev in sole cinque settimane, ha già attirato l'interesse della tedesca Diehl Defence per una produzione su licenza, segno che i cicli rapidi di innovazione ucraini stanno superando in efficienza quelli tradizionali europei.