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Con la guerra in Iran persi 24 miliardi: AccelerateEU punta a tassare meno l'elettricità e più i fossili

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Con la guerra in Iran persi 24 miliardi: AccelerateEU punta a tassare meno l'elettricità e più i fossili

Cosa è successo

La Commissione europea ha presentato AccelerateEU, una risposta d’emergenza alla nuova crisi energetica innescata dalla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Nei primi 52 giorni del conflitto, l’Unione ha sostenuto circa 24 miliardi di euro di extra-costo per le importazioni di combustibili fossili, a volumi sostanzialmente invariati: un aumento di prezzo, non di consumo.

Perché è importante

Il piano offre soprattutto agli Stati membri copertura regolatoria e coordinamento, più che risorse immediate comparabili allo shock. È questo il vero nodo politico del dossier: i governi con margini fiscali ampi, come Paesi Bassi o Germania, possono intervenire rapidamente con aiuti nazionali; Paesi ad alto debito, come l’Italia, hanno meno spazio di manovra.

Nei primi giorni della crisi era prevalsa una narrativa rassicurante: “l’Europa è più diversificata rispetto al 2022, le rinnovabili crescono, non sarà un nuovo shock energetico”. Ma questa lettura si è incrinata a metà marzo, quando i danni agli impianti LNG del Qatar hanno ridotto in modo significativo la capacità di esportazione di gas liquefatto, aggravando la pressione sui mercati.

La guerra è iniziata il 28 febbraio 2026, riportando lo Stretto di Hormuz, dove passano circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas liquefatto globale, al centro della geopolitica energetica.

Dall’inizio del conflitto:

  • il petrolio Brent è passato da circa 65 dollari a picchi superiori ai 100 dollari, prima di stabilizzarsi in area 90–95 dollari dopo il cessate il fuoco dell’8 aprile;
  • il gas europeo è salito di circa un terzo rispetto ai livelli pre-crisi;
  • gli stoccaggi europei restano sotto pressione in vista dell’inverno.

Il 19 marzo, QatarEnergy ha comunicato che i danni a due linee di liquefazione a Ras Laffan hanno ridotto la capacità di export LNG di circa il 17%, con tempi di ripristino stimati tra tre e cinque anni. Nei giorni successivi è emersa la possibilità di dichiarare force majeure su alcuni contratti europei.

Da fine marzo è cresciuta anche l’attenzione sul jet fuel: circa il 40% del consumo europeo è coperto da importazioni, e circa metà di queste transita dall’area di Hormuz. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha coordinato il rilascio di circa 400 milioni di barili di riserve petrolifere, misura record, ma non sufficiente a eliminare i timori di strozzature logistiche.

Il vertice europeo informale di Cipro del 23-24 aprile sarà dominato da questo dossier.

AccelerateEU si articola in cinque pilastri:

  • Coordinamento rafforzato: gruppi di coordinamento gas e petrolio più frequenti, monitoraggio settimanale dei mercati e nuovo osservatorio sui carburanti;
  • Protezione di consumatori e industria: la Commissione introdurrà un temporary framework sugli aiuti di Stato, con misure “mirate, temporanee e legate a soluzioni strutturali”. I governi potranno sostenere famiglie vulnerabili e settori energivori, anche compensando parte degli extra-costi energetici o incentivando investimenti in elettrificazione;
  • Accelerazione dell’elettrificazione e delle energie pulite: Bruxelles punta a fissare nuovi target e misure operative nel secondo trimestre del 2026, accelerando pompe di calore, rinnovabili e processi industriali elettrificati;
  • Reti e riforma del sistema elettrico: corsia preferenziale al Pacchetto Reti e misure fiscali per ridurre il divario di tassazione tra elettricità e combustibili fossili;
  • Investimenti: la nuova Industrial Decarbonisation Bank da 100 miliardi di euro dovrà mobilitare capitali privati, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 660 miliardi l’anno fino al 2030.

Restano fuori, almeno per ora:

  • un nuovo price cap europeo sul gas;
  • strumenti fiscali immediatamente operativi a livello Ue;
  • una nuova tassa coordinata sugli extraprofitti sul modello 2022.

Molte delle misure annunciate — dal Pacchetto Reti alla strategia sugli investimenti in energia pulita — erano già in preparazione e sono state accelerate o riposizionate come risposta emergenziale.

E adesso?

  • Scenario “shock gestito”: il cessate il fuoco dell'8 aprile regge, Hormuz resta operativa e il gas europeo si raffredda nel quarto trimestre. I governi usano il nuovo quadro sugli aiuti di Stato per sostenere l’elettrificazione industriale. In Italia, i settori energivori continuano a soffrire ma evitano chiusure diffuse. Le utility rinnovabili e l’idroelettrico consolidano margini;
  • Scenario “shock prolungato”: la tregua salta, Hormuz resta instabile oltre l’estate e il gas europeo resta strutturalmente elevato. Le infrastrutture LNG italiane lavorano a pieno regime ma non compensano del tutto. Si moltiplicano fermate parziali in siderurgia, chimica e metallurgia. Aumenta la pressione politica per un nuovo tetto europeo ai prezzi o per debito comune;
  • Scenario “transizione accelerata”: la crisi accelera investimenti in rete, interconnessioni e rinnovabili. Il Sud Italia, grazie all’elevato irraggiamento solare, può rafforzare il suo ruolo di hub energetico e industriale. Entro il 2027 il costo dell’elettricità industriale potrebbe ridursi in modo strutturale.

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