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Con la crisi di Hormuz la Cina smette di esportare energia rinnovabile a basso costo e le esportazioni solari crollano del 40% in un mese

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Con la crisi di Hormuz la Cina smette di esportare energia rinnovabile a basso costo e le esportazioni solari crollano del 40% in un mese

Cos’è successo

L’industria solare cinese sta vivendo la crisi più grave della sua storia: 10 trimestri consecutivi di perdite, sovracapacità record e una guerra dei prezzi domestica che ha fatto precipitare i costi dei pannelli a 0,50 $/W. I giganti del settore hanno tagliato un terzo della forza lavoro e macinano perdite. Per fermare l’emorragia, il Consiglio di Stato ha cancellato il rimborso fiscale sulle esportazioni di pannelli solari.

Risultato immediato: ad aprile le esportazioni mensili sono crollate del 40% rispetto a marzo. La China Photovoltaic Industry Association ha accolto la misura per “ripristinare prezzi razionali” e ridurre le frizioni commerciali internazionali. Il cambiamento va oltre il settore: nel pieno delle tensioni nello Stretto di Hormuz, Pechino sta ridefinendo il 15° Piano Quinquennale, spostando l’agenda da “transizione climatica” a “sicurezza energetica dura e resilienza sovrana”.

Perché conta

Pechino sta mettendo fine all’era dell’espansione incontrollata e low-cost che ha dominato il mercato globale per 15 anni, trasformando il solare in un asset strategico di sicurezza nazionale.

  • Il cambio di policy cinese porterà realisticamente ad un aumento dei prezzi globali dei pannelli (già in corso), interruzione delle catene di fornitura europee e americane e maggiore difficoltà per i piani di decarbonizzazione dell’UE;
  • La Cina accetta poi di sacrificare quote di mercato estero per stabilizzare l’industria domestica e ridurre la dipendenza dalle materie prime e dalle rotte marittime vulnerabili.

Adesso

  • Le aziende cinesi saranno costrette a concentrarsi sul mercato interno e su progetti di qualità più alta. Pechino potrebbe inoltre introdurre ulteriori misure di razionalizzazione (chiusure di impianti, consolidamenti) entro l’estate 2026;
  • Europa e Stati Uniti dovranno accelerare diversificazione delle supply chain (India, Vietnam, produzione locale) o accettare prezzi più alti e ritardi nei target rinnovabili; l’UE potrebbe rivedere dazi e sussidi entro fine anno;
  • Sul medio termine (2027-2030) la mossa rafforzerà la resilienza energetica cinese ma renderà più costosa e lenta la transizione verde globale, costringendo l’Europa a scegliere tra autonomia strategica e velocità di decarbonizzazione.

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