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Con la crisi di Hormuz l'economia globale resterà sotto shock almeno per altri 3 mesi

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Con la crisi di Hormuz l'economia globale resterà sotto shock almeno per altri 3 mesi

Cos’è successo

L’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, che si concretizzerà venerdì con la firma dell’intesa in Svizzera, apre uno spiraglio di tregua nel Golfo Persico, ma non riporterà l'economia globale alla situazione precedente al conflitto iniziato il 28 febbraio. Lo rileva il New York Times. Gli analisti marittimi avvertono che il flusso commerciale globale tornerà a pieno regime solo tra 12 o 13 settimane. Questo secondo shock energetico nel giro di appena 4 anni, tenendo come punto di riferimento la guerra in Ucraina, ha innescato mutamenti irreversibili che stanno ridisegnando l'ordine geopolitico mondiale.

La vulnerabilità emersa dall'interruzione dei flussi e dall'impennata dei prezzi ha trasformato l'autonomia strategica invocata da Mario Draghi in una necessità materiale impellente per la Ue. Di fronte a mercati volatili, alla frammentazione dei cartelli tradizionali e a produttori in costante riposizionamento, l'Europa è costretta a superare la sua storica reattività per strutturare una risposta preventiva e proteggere la competitività delle proprie filiere industriali.

Perché conta

L'analisi del nuovo assetto globale mette a fuoco tre pilastri fondamentali per la resilienza del continente:

  • Energia: la crisi accelera la transizione di lungo periodo, riaprendo il dibattito sull’inserimento di nucleare e rinnovabili per diversificare il mix energetico della Ue e dei singoli Paesi;
  • Difesa: l'instabilità geopolitica richiede capacità di risposta già pronte prima che le escalation possano manifestarsi in maniera aperta;
  • Infrastrutture: La crisi di Hormuz ha riguardato principalmente i flussi di energia, gas e petrolio, e le rotte del commercio internazionale, ma nella stessa area transita il 90% dei dati scambiati tra Europa e Asia tramite cavi sottomarini.

Adesso

  • L'Ue potrebbe accelerare sugli investimenti strutturali in rinnovabili e nucleare sfruttando i ridotti tempi di ritorno economico ed azzerando, o riducendo nel peggiore dei casi, la propria vulnerabilità geopolitica rispetto ai rivali globali;
  • L'accordo internazionale riduce temporaneamente le tensioni e l'Europa rallenta i piani di autonomia strutturale tornando a dipendere dai fornitori tradizionali e restando esposta a futuri shock;
  • Il fallimento dell'intesa, non del tutto escludibile per via dei nodi irrisolti, e la frammentazione dei mercati spingono i singoli Stati membri verso accordi bilaterali separati.

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