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Con la crisi di Hormuz l'aumento del 50% del prezzo dei carburanti per l'aviazione Usa costerà 193 mld di dollari ai cittadini americani

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Con la crisi di Hormuz l'aumento del 50% del prezzo dei carburanti per l'aviazione Usa costerà 193 mld di dollari ai cittadini americani

Cos’è successo

Il 26 maggio, in un'audizione alla Commissione Forze Armate del Senato americano sul bilancio per l'anno fiscale 2027, i legislatori hanno dovuto fare i conti con una variabile non prevista: il costo del carburante aeronautico è aumentato del 50% dal 28 febbraio, inizio della guerra contro l'Iran. Il bilancio della US Air Force - 9,9 miliardi per 1,1 milioni di ore di volo - era stato stimato prima del conflitto, con un'assunzione di aumento del solo 10%. Le compagnie aeree commerciali hanno registrato però un aumento dei costi del 56,4%, pari a 3,23 miliardi da febbraio.

Entro fine 2026 i consumatori americani avranno pagato 193 miliardi in eccesso per i carburanti, di cui 40 miliardi già sostenuti. Il carburante, voce considerata di routine nel bilancio militare, è diventato una variabile geopolitica con impatto diretto sulla capacità operativa delle forze armate.

Perché conta

  • L'aviazione militare americana è il maggior consumatore di carburante aeronautico del governo federale, ma tutte le forze armate usano carburante per droni, elicotteri e flotte aeree. L'aumento del 50% è una pressione trasversale sull'intero apparato. Con contratti a lungo termine e riserve accumulate che tamponano nel breve, il problema diventerà strutturale quando quelle riserve si esauriranno;
  • Il bilancio per l'anno fiscale 2027 era stato preparato prima della guerra: contiene stime di costo del carburante obsolete rispetto alla realtà di mercato. Il Congresso dovrà decidere se approvare una legge suppletiva per coprire i costi aggiuntivi, ma è una mossa politicamente delicata per un'amministrazione che ha presentato i rialzi come un piccolo prezzo da pagare per fermare il nucleare iraniano;
  • Il Segretario all'Aeronautica Meink ha subordinato la valutazione dell'impatto alla durata del conflitto. Il generale Wilsbach ha ricordato che ogni anno i costi reali divergono dal preventivo e si aggiustano spostando fondi tra i capitoli, ma mai di fronte a un aumento del 50%.

Adesso

  • Il Congresso ha tempo fino all'autunno per approvare il testo definitivo, ma le audizioni di questa settimana hanno già chiarito che le stime di costo del carburante sono da rifare. La scelta è tra una revisione interna spostando fondi da altri capitoli come modernizzazione e munizionamento, o una legge suppletiva di emergenza che richiede maggioranze politicamente difficili da costruire con le elezioni di novembre alle porte;
  • L’Air Force ha contratti a lungo termine e scorte accumulate che oggi tamponano l'impatto. Ma il generale Wilsbach ha esplicitamente condizionato la tenuta del bilancio alla durata della guerra: ogni mese aggiuntivo a questi prezzi erode ulteriormente i margini. Il Pentagono stimava 29 miliardi di impatto complessivo, cifra che sale con ogni settimana di conflitto;
  • Con Washington che taglia la presenza sul fianco est Nato per concentrare risorse sul Medio Oriente e che chiede agli alleati di coprire il vuoto, Roma si troverà a dover rispondere non più con promesse al 2% del Pil ma con capacità operative concrete - aerei, carburante, logistica - in un momento in cui anche il carburante militare italiano risente degli stessi rincari da Hormuz.

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