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Con l’articolo 69 della Manovra arriva lo scontrino sanitario, ma ci sono 0 indicatori per misurarne gli effetti

Cos’è successo
Il disegno di legge di Bilancio 2027 introduce un nuovo obbligo di trasparenza per il Servizio sanitario nazionale: comunicare ai cittadini il valore economico delle prestazioni ricevute, anche quando non comportano alcun pagamento.
L'articolo 69, comma 8, prevede che le strutture pubbliche e private accreditate rilascino un documento, digitale o cartaceo, contenente la tipologia della prestazione erogata e la relativa tariffa a carico del SSN.
La misura riguarda la specialistica ambulatoriale e gli accessi al pronto soccorso non seguiti da ricovero e non caratterizzati da emergenza o urgenza. Non introduce nuovi ticket e dovrà essere attuata senza maggiori oneri per la finanza pubblica. L'obiettivo dichiarato è la trasparenza. Il testo, tuttavia, non prevede indicatori per valutarne gli effetti né specifica come utilizzare le informazioni prodotte. Le modalità operative saranno definite da un successivo decreto del Ministero della Salute.
Perché conta
- Conoscere il valore delle cure può modificare la percezione della sanità pubblica. Rendere visibile la tariffa di una visita o di un esame permette ai cittadini di comprendere meglio il valore economico delle prestazioni finanziate collettivamente. Occorre però distinguere la tariffa dal costo effettivamente sostenuto dalla struttura: il documento mostrerà un valore di riferimento, non necessariamente quanto sia costato erogare quella specifica prestazione;
- La trasparenza potrebbe diventare uno strumento di appropriatezza, ma non è automatico. La scelta di includere gli accessi non urgenti al pronto soccorso suggerisce un possibile obiettivo ulteriore: incoraggiare un utilizzo più appropriato dei servizi. Informare un paziente sul valore economico dell'assistenza ricevuta, però, non garantisce che in futuro cambierà comportamento. Molti accessi non urgenti dipendono anche dalla difficoltà di ottenere tempestivamente assistenza territoriale. Senza alternative accessibili, l'informazione rischia di avere effetti limitati;
- Manca un collegamento tra informazione e risultati. Il provvedimento introduce un nuovo adempimento, ma non stabilisce come misurarne l'efficacia. Non sono previsti obiettivi quantitativi sulla riduzione degli accessi inappropriati, né un sistema specifico di valutazione degli effetti. Il rischio è considerare il rilascio del documento come un risultato in sé, senza verificare se produca benefici per pazienti e organizzazione sanitaria.
Adesso
- Il decreto attuativo definirà il funzionamento della misura. Il Ministero della Salute, d'intesa con le Regioni, dovrà stabilire caratteristiche e modalità di rilascio della ricevuta. L'integrazione con i sistemi informativi esistenti sarà essenziale per evitare nuovi carichi amministrativi, soprattutto considerando il vincolo di assenza di maggiori oneri;
- Servirà capire se l'informazione modifica realmente i comportamenti. Un'eventuale valutazione potrebbe confrontare frequenza e appropriatezza degli accessi al pronto soccorso prima e dopo l'introduzione della misura, distinguendo gli effetti della ricevuta da quelli di altri interventi. Sarebbe inoltre utile verificare se i cittadini comprendano il significato delle tariffe e conoscano i percorsi assistenziali alternativi;
- La prospettiva più interessante è collegare trasparenza e organizzazione dei servizi. Nel lungo periodo, informazioni comprensibili sui costi potrebbero accompagnare politiche di educazione sanitaria e orientamento dei pazienti. Ma una ricevuta non riduce le liste d'attesa, non rafforza la medicina territoriale e non crea capacità assistenziale. Per produrre risultati dovrebbe inserirsi in una strategia più ampia, con obiettivi verificabili. La questione non è se sia utile mostrare ai cittadini quanto vale una prestazione sanitaria, ma se questa maggiore consapevolezza sia destinata a produrre un cambiamento concreto oppure a rimanere un esercizio di trasparenza fine a se stesso.