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Con il Reno ai minimi storici, le navi cargo partono cariche solo al 30%: la siccità costa all'Ue almeno 50 mld

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Con il Reno ai minimi storici, le navi cargo partono cariche solo al 30%: la siccità costa all'Ue almeno 50 mld

Cos’è successo

Con il livello dell'acqua sul Reno ai minimi storici in questa estate torrida, le aziende del porto più grande e trafficato d'Europa stanno già pagando parte del conto della siccità continentale. Le navi cargo che trasportano prodotti chimici, petrolio e altre merci da e verso Rotterdam vengono riempite solo al 30% circa della loro capacità per alleggerire il carico ed evitare l'incaglio, il che significa che gli operatori devono pagare circa 100 chiatte aggiuntive alla settimana pur senza riuscire a trasportare tutto quello che movimentavano prima. Secondo Lex Bezemer dell'Autorità portuale di Rotterdam, è "uno degli episodi più significativi degli ultimi decenni".

Giugno e luglio si sono classificati come i mesi più caldi mai registrati nell'Europa occidentale secondo Copernicus, l'agenzia Ue per l'osservazione della Terra, e le prossime settimane non offrono molto sollievo, con poche piogge significative previste. A Kaub, in Germania, il punto più basso del Reno, il livello è sceso venerdì al minimo storico dall'inizio delle rilevazioni, sotto una soglia "a una sola cifra" oltre la quale la navigazione può diventare impraticabile e il fiume si spacca in due canali separati. Secondo l'Osservatorio Europeo sulla Siccità, circa metà del territorio Ue e del Regno Unito si trova oggi sotto un qualche livello di siccità.

Perché conta

Gli esperti concordano che la stima minima di 50 miliardi di euro di danno economico a breve termine sia conservativa, e il conto rischia di salire sensibilmente se la scarsità d'acqua dovesse protrarsi.

  • L'energia nucleare e idroelettrica ne stanno già pagando il prezzo: centrali nucleari da Francia a Ungheria sono state costrette a ridurre l'attività per la mancanza di acqua di raffreddamento, mentre in Romania l'esercito ha effettuato esplosioni sottomarine controllate nel letto del Danubio nel tentativo, poi fallito, di deviare acqua verso la centrale di Cernavodă, chiusa la settimana scorsa; la francese EDF ha avvertito a luglio di attendersi un calo del 10% degli utili annuali per gli stessi motivi;
  • Il Reno pesa sull'intera economia tedesca ed europea: secondo il Kiel Institute for the World Economy, un mese con 30 giorni di acqua bassa riduce il trasporto fluviale interno di circa un quarto e taglia la produzione industriale tedesca di circa l'1%; una siccità simile nel 2018 aveva causato un calo dello 0,4% del PIL tedesco, equivalente a circa 18 miliardi di euro attuali, con l'economista capo di Capital Economics Neil Shearing che stima per l'intera Eurozona un colpo temporaneo tra lo 0,1% e lo 0,2% del Pil.
  • L'agricoltura italiana rischia di perdere pezzi identitari di territorio: nell'area di Vercelli, uno dei principali distretti risicoli d'Europa, il presidente della sezione locale di Coldiretti Roberto Guerrini racconta risaie "completamente morte, bruciate, con il riso seccato" dopo che l'acqua di irrigazione non è riuscita a raggiungerle, con alcune aziende che perdono metà o più della produzione e rischiano di chiudere, mentre il costo del trasporto del grano sul Danubio verso Costanza è salito da circa 11 euro a tonnellata a 18-20 euro.

Adesso

  • Le stime sul costo totale continuano a divergere verso l'alto: secondo la banca Triodos, la sola perdita di Pil legata alla scarsità d'acqua potrebbe arrivare allo 0,35-0,4% nel 2026, circa 75 miliardi di euro, mentre il costo complessivo dell'ondata di caldo estiva su cibo, energia, trasporti e produttività del lavoro potrebbe toccare l'1% del PIL UE, circa 180 miliardi di euro, includendo anche incendi, danni alle infrastrutture e decessi legati al caldo estremo;
  • Il rischio si sposta ora sull'inflazione alimentare: secondo David Rees di Schroders, la siccità potrebbe contribuire a una nuova ondata di rincari alimentari il prossimo anno, insieme alla carenza di fertilizzanti legata alla guerra in Iran e al fenomeno climatico El Niño, un mix che potrebbe spingere la Banca Centrale Europea verso rialzi dei tassi con effetti negativi sulla crescita;
  • Solo il 15% delle aziende Ue ha un piano di adattamento formale: nonostante il 42% delle imprese dichiari di aver già subito costi crescenti legati al clima nell'ultimo anno, secondo la ricerca del World Business Council for Sustainable Development la preparazione resta minima; nel frattempo i riferimenti a caldo estremo, siccità e incendi sono comparsi in una chiamata sugli utili su dieci tra le aziende europee con oltre un miliardo di dollari di capitalizzazione, un record assoluto secondo i dati di AlphaSense.

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