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Con il Nato Innovation Fund da 1 miliardo, l'Alleanza lancia un incubatore e apre un percorso diretto dalle startup europee ai contratti militari

Cos’è successo
La NATO ha lanciato un nuovo Tech Incubator dedicato a collegare startup europee deep-tech con le esigenze delle Forze Armate alleate. L’iniziativa si basa sull’espansione del programma DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) e punta a creare un ponte diretto tra innovatori europei e i 32 Paesi membri. L’obiettivo è accelerare l’adozione di tecnologie dual-use (droni, AI, cyber, materiali avanzati, sensing) superando le tradizionali barriere burocratiche.
Il programma selezionerà startup da tutta l'Europa, offrendo mentorship, accesso a centri di test NATO, finanziamenti e percorsi preferenziali per contratti. È la risposta concreta alla frammentazione del mercato difesa europeo, dove troppe startup faticano a passare dal prototipo all’adozione militare. Il nuovo hub lavorerà in stretta sinergia con il NATO Innovation Fund (€1 miliardo) e gli acceleratori nazionali (come Janus nel Regno Unito).
Perché conta
Questo incubatore rappresenta un passo ulteriore nel favorire la trasformazione tecnologica delle forze armate della NATO: la NATO non si limita a comprare sistemi dai grandi contractor, ma investe attivamente nella creazione di un ecosistema di startup europee per colmare i gap tecnologici, e per tale scopo, rafforza il link diretto nell'ecosistema innovazione difesa.
- L'iniziativa cerca di velocizzare e migliorare le iniziative precedenti - DIANA, Innovation Hub, NATO Innovation Fund - che finora hanno faticato tra ostacoli burocratici, politici e organizzativi;
- Questa cerca di rafforzare i legami all'interno dell'ecosistema difesa per favorire il trasferimento tecnologico tra i creatori e gli utilizzatori.
Adesso
- Nei prossimi mesi la NATO aprirà le call per la prima cohort di startup (prevista autunno 2026); le selezioni privilegeranno tecnologie già testate in Ucraina o con alto TRL (Technology Readiness Level);
- Gli acceleratori nazionali (UK, Germania, Francia, Italia, Polonia) saranno integrati nel network per offrire percorsi locali più accesso diretto ai requisiti NATO, con primi contratti pilota attesi entro fine 2027;
- Il successo dell’incubatore dipenderà dalla capacità di trasformare startup in fornitori reali: parte della sfida riguarda le regole sul procurement militare che, se non cambiate nei Paesi europei, non possono permettere la crescita dimensionale di start-up in vere e proprie aziende.