Policy News
Con il 94% del petrolio italiano bloccato in terraferma dalla burocrazia, il governo dà alle Regioni 45 giorni per autorizzare ricerca ed estrazione

Cos’è successo
Il governo ha introdotto una procedura accelerata per i procedimenti relativi alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi su terraferma. L’articolo 2 del decreto-legge n. 157 prevede che, se una Regione non esprime entro 45 giorni l’intesa necessaria per il rilascio, la proroga o la modifica di un permesso di ricerca o di una concessione di coltivazione, il governo possa diffidarla ad adempiere entro un termine massimo di 60 giorni, ridotto a 30 per alcune procedure speciali.
Se anche questo termine scade senza una decisione e il ritardo rischia di compromettere la sicurezza nazionale, la continuità degli approvvigionamenti o l'unità economica, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta, incaricato di esprimere l'intesa al posto della Regione.
Perché conta
- La misura governativa non riapre la possibilità di concedere nuovi permessi per la ricerca di idrocarburi liquidi, il cui divieto (introdotto dal decreto-legge 153/2024) resta in vigore;
- La maggior parte delle riserve certe di petrolio italiane, comunque, sono sulla terraferma. Secondo i dati più recenti (2024) del ministero dell'Ambiente, l'Italia dispone di 42,5 miliardi di metri cubi di riserve di gas naturale e di 82,1 milioni di tonnellate di riserve di petrolio. Di queste, 27,2 miliardi di metri cubi di gas (63,9%) e 77,3 milioni di tonnellate di petrolio (94,2%) si trovano sulla terraferma, cioè nell'ambito interessato dalla nuova procedura;
- La produzione effettiva resta molto inferiore alle riserve disponibili. Nel 2025 l'Italia ha prodotto 3,2 miliardi di metri cubi di gas naturale e meno di 4 milioni di tonnellate di greggio. Secondo UNEM, la produzione nazionale ha coperto poco più del 5% dei consumi di gas e circa l'8% dei consumi di greggio.
Adesso
- I procedimenti regionali potranno essere sottoposti a una scadenza molto più stringente: il nuovo meccanismo mira a evitare che l'intesa necessaria per i titoli minerari rimanga sospesa per anni;
- La misura può accelerare soprattutto lo sviluppo di risorse già individuate, ma non significa che il potenziale stimato si trasformi automaticamente in nuova produzione: prima dell'estrazione restano infatti necessari i procedimenti autorizzativi, gli investimenti, la verifica dell'economicità dei giacimenti e il rispetto dei vincoli ambientali. La nuova norma interviene principalmente sul collo di bottiglia amministrativo dell'intesa regionale;
- Rimane aperto un problema di coordinamento normativo. Un dossier parlamentare segnala che il nuovo termine di 45 giorni e la relativa procedura sostitutiva si sovrappongono a meccanismi già previsti dalla legge 239/2004 e dal decreto ministeriale del 2016, che stabiliscono tempi e procedure differenti. Il Parlamento richiama inoltre i principi costituzionali di leale collaborazione, proporzionalità e sussidiarietà che devono accompagnare l'esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni.