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Con i prezzi del riso in calo fino al 50% l'Italia convoca il tavolo nazionale per salvare la sua leadership nel settore in Europa

Cos’è successo
Confagricoltura ha lanciato l'allarme sulla crisi del comparto risicolo italiano, chiedendo da tempo un tavolo nazionale che si terrà il 30 luglio al Masaf (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida. Secondo l'organizzazione, se la situazione si protrae il rischio concreto è che gli agricoltori abbandonino la coltura del riso per dedicarsi a colture più remunerative, un cambiamento che farebbe perdere all'Italia, primo produttore europeo, la propria leadership nel comparto.
I dati confermano la gravità della situazione: nei primi tre mesi del 2026 le importazioni di riso in volume sono aumentate del 29%, percentuale che sale al 47% rispetto a due anni fa, mentre in valore l'aumento dal 2024 è stato del 17%. Sul fronte dei prezzi, la campagna commerciale 2025-2026 ha registrato un crollo delle quotazioni del risone particolarmente pesante per le varietà simbolo del risotto italiano come Arborio e Carnaroli, con riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A fine marzo, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri, oltre il 50% dei quantitativi importati è entrato in Italia a dazio agevolato.
Perché conta
La crisi non nasce da un problema di disponibilità di prodotto, che resta sostanzialmente stabile rispetto alla campagna precedente, ma da uno squilibrio strutturale tra offerta e prezzi che rischia di travolgere la filiera.
- Una forbice tra costi e ricavi che sta erodendo la liquidità delle aziende: mentre i prezzi riconosciuti agli agricoltori crollano, i costi di produzione restano alti, con i concimi che negli ultimi tempi hanno registrato aumenti fino al 70%, mettendo a rischio la capacità delle aziende di finanziare la stagione successiva;
- Le importazioni agevolate cambiano gli equilibri del mercato europeo: l'Unione europea importa ogni anno circa 1,6-1,7 milioni di tonnellate di riso da Paesi terzi, con una quota consistente che entra a tariffe ridotte o nulle grazie ad accordi commerciali esistenti, mentre i produttori europei devono rispettare standard ambientali e produttivi tra i più rigorosi al mondo;
- Gli strumenti di tutela europei non hanno retto alla prova: l'ultima revisione del regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate, che regola gli scambi agevolati con i Paesi in via di sviluppo, non ha introdotto una clausola di salvaguardia automatica sufficientemente efficace, lasciando il settore risicolo europeo scoperto proprio nel momento di massima pressione competitiva.
Adesso
- Il tavolo nazionale del 30 luglio dovrà tradurre l'allarme in misure concrete: Confagricoltura porterà al confronto con il ministro Lollobrigida proposte su controlli alle importazioni, incentivi per i contratti di filiera, programmazione delle produzioni e stoccaggio;
- Si punta anche sulla sostenibilità e l'aggregazione dei produttori: tra le proposte figurano la promozione di buone pratiche per l'uso razionale dell'acqua in risaia e una maggiore aggregazione delle aziende agricole, per rafforzare il potere contrattuale della filiera nazionale;
- La partita si gioca anche a Bruxelles: i produttori italiani ed europei chiedono una revisione delle soglie di attivazione del meccanismo di salvaguardia e dei dazi della tariffa doganale comune, mentre restano aperti i negoziati su nuovi accordi commerciali, come quello con la Thailandia, che potrebbero aumentare ulteriormente la pressione sulle quotazioni nazionali.