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Con 76 navi russe colpite in sei giorni, l'Ucraina spinge la Crimea verso l'isolamento logistico e blocca Kerch

Cos’è successo
Nella notte tra il 10 e l’11 luglio 2026 le forze ucraine dei Sistemi Senza Pilota hanno condotto la più grande operazione marittima con droni fino ad oggi nel Mare d’Azov, colpendo 28 imbarcazioni della flotta ombra russa: 21 petroliere, 4 rimorchiatori, 2 cargo e 1 nave speciale. Sono stati registrati 73 colpi riusciti. Le unità coinvolte includono la 414ª Brigata “Magyar’s Birds”, Kairos, la 20ª Brigata K-2, il 413° Raid, il 412° Nemesis e il 427° Rarog. Parallelamente sono stati colpiti 53 obiettivi militari profondi in Crimea e nei territori occupati meridionali, tra cui asset della flotta e infrastrutture energetiche, nell’ambito dell’operazione “Crimean Switch Off” senza data di scadenza.
La campagna è iniziata il 6-7 luglio con 8-10 navi colpite in una notte e si è poi intensificata, con una quarantina di imbarcazioni colpite nelle notti successive. Nel giro di sei giorni (6-11 luglio) il bilancio complessivo raggiunge 76 navi russe colpite, prevalentemente petroliere della flotta ombra da circa 7.000 tonnellate di portata lorda ciascuna, utilizzate per rifornire carburante in Crimea aggirando le sanzioni internazionali. Le azioni hanno avuto un impatto immediato sulla logistica: il traffico attraverso lo Stretto di Kerch appare bloccato e la Russia ha sospeso le nuove richieste di transito dal pomeriggio del 10 luglio, estendendo la misura anche al Canale Don-Azov. Oltre alle navi, sono state colpite sottostazioni elettriche e nodi energetici in Crimea.
Perché conta
In una guerra di logistica e attrito prolungato, l’Ucraina sta colpendo con precisione chirurgica il punto debole russo: il flusso di carburante e rifornimenti che tiene in vita la presenza militare in Crimea. Colpendo la flotta ombra non solo si erode la capacità russa di finanziare lo sforzo bellico tramite esportazioni petrolifere parallele, ma si trasforma il Mar d’Azov in un’area negata, isolando strategicamente la penisola e costringendo Mosca a scelte più costose e vulnerabili. È la dimostrazione concreta che droni a basso costo possono infliggere danni strategici elevati senza esporre truppe, ribaltando il rapporto costi-benefici a favore di Kiev.
- Cambio del quadro strategico: l’isolamento logistico della Crimea complica il sostegno alle truppe russe sul fronte sud, spingendo potenzialmente verso un maggiore affidamento su rotte terrestri esposte ai droni ucraini o sul ponte di Kerch -- già vulnerabile;
- Rottura sistemica: l’erosione accelerata della flotta ombra rafforza di fatto l’efficacia delle sanzioni occidentali sul campo e segnala ai mercati globali che navigare con petroliere russe comporta rischi elevati, con possibili ripercussioni su premi assicurativi e flussi petroliferi.
Adesso
- La Russia potrebbe rafforzare le scorte navali e le difese aeree nel Mar d’Azov o deviare le rotte verso Novorossiysk e vie fluviali interne, ma con costi logistici molto più alti e maggiore esposizione ad attaccgu ucraini su infrastrutture alternative;
- L’Ucraina è incentivata a mantenere e ampliare la pressione combinando droni marittimi con attacchi di profondità su raffinerie russe, sfruttando il momento per massimizzare l’isolamento della Crimea prima di qualsiasi negoziato o controffensiva stagionale;
- Gli attori internazionali (UE, NATO, mercati energetici) osserveranno se l’interruzione del transito nel Kerch Strait spingerà Mosca a escalation missilistica su energia ucraina o a pressioni diplomatiche su partner come Cina e India; nel frattempo i prezzi del grano e del petrolio potrebbero registrare volatilità per le interruzioni logistiche.