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Con 139 mld di armamenti richiesti l'anno nel 2035 e solo 52 producibili il riarmo tedesco rischia di finanziare l'industria americana invece di quella europea

Cos’è successo
Il rapporto “Scaling Germany’s Defense Industry” di Strategy& Germany (PwC), pubblicato a maggio 2026, analizza la fattibilità della riarmo tedesco entro il 2035. Utilizzando un modello domanda-offerta, prevede che la spesa per la difesa tedesca potrebbe raggiungere i €247 miliardi (3,5% PIL) o i €347 miliardi (5% PIL) nel 2035, con una quota destinata agli acquisti di nuovi sistemi tra il 30% e il 40%. Questo si tradurrebbe in una domanda annua di armamenti tra €74 miliardi (scenario conservativo) e €139 miliardi (scenario ambizioso).
Oggi l’industria tedesca della difesa genera circa €31 miliardi di ricavi militari annui (di cui solo €9 miliardi dal mercato domestico). Anche nello scenario più ottimistico (crescita accelerata al 17% annuo fino al 2026 poi al 5%), la capacità produttiva raggiungerebbe al massimo €52 miliardi nel 2035. Il risultato è un gap strutturale permanente tra domanda e offerta.
Il contesto è la Zeitenwende: dal 2022 Rheinmetall e altre aziende hanno aumentato capacità (nuovi stabilimenti munizioni, backlog record), ma il rapporto sottolinea come la crescita storica del 5% annuo non sia sufficiente. La Germania resta leader europeo per export (5ª al mondo), ma dipende ancora troppo da fornitori extra-UE (come visto con gli F-35).
Perché conta
Il report suggerisce che l’ambizione tedesca (e europea) di autonomia strategica rischia di rimanere sulla carta senza una trasformazione radicale dell’industria della difesa. Il gap non è solo finanziario, ma di capacità produttiva reale.
- Per capire la questione bastano i numeri. La spesa in difesa europea nel 2014 era circa 180 miliardi di euro. Ancora nel 2023 era di 280 miliardi. Con il 3.5% di spesa annua, la Germania spenderebbe tra un decennio quasi quanto tutta l'Europa spendeva solo 3 anni fa. Lo stesso vale per la spesa in equipaggiamento (procuremente): che in Europa era sotto i 100 miliardi ancora tre anni fa e la Germania potrebbe superare nel 2035. Ma senza scalare aggressivamente la produzione, gran parte degli ordini della Bundeswehr e (e degli altri Paesi UE, più in generale) non potrà che finire o a fornitori extra-UE (americani o asiatici) o in inflazione, vanificando dunque gli sforzi di sovranità tecnologica;
- Il rapporto espone i limiti strutturali della Germania: carenza di manodopera qualificata, catene di fornitura complesse, cicli regolatori lunghi e resistenza politica/culturale ad un cambiamento radicale del procurement militare.
Adesso
- Il governo tedesco e l’industria dovranno definire rapidamente un piano produttivo con contratti pluriennali di capacità, incentivi fiscali, semplificazioni burocratiche e partnership europee per aggregare domanda. Senza misure concrete il gap si allargherà ulteriormente;
- La Bundeswehr e il BDSV (associazione industria) spingeranno per armonizzazione requisiti europei e maggiore export controllato, mentre Berlino dovrà decidere se accettare importazioni temporanee o investire massicciamente in formazione, automazione e reshoring di supply chain critiche;
- Sul medio-lungo termine (2028-2035), se la Germania riuscirà a moltiplicare per 5-10 la produzione (crescita 17-28% annua sostenuta), diventerà il vero pilastro industriale della difesa europea. Altrimenti, l’autonomia strategica resterà parziale, con dipendenza dagli USA persistente e ritardi nel riarmo. Il rapporto è un campanello d’allarme chiaro: i soldi ci sono, ma la capacità produttiva va costruita ora.