News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
Competitività, sicurezza e innovazione: perché l’autonomia strategica è ormai una questione economica
Cosa è successo?
Il report Transforming Europe: Bold moves to lift a continent di McKinsey & Company mostra come, nel nuovo contesto geopolitico, la distinzione tra politica economica e politica di sicurezza stia rapidamente scomparendo. I Paesi europei stanno aumentando in modo significativo la spesa per la difesa: la Germania, da sola, prevede quasi di raddoppiarla fino a circa 650 miliardi di euro in cinque anni, puntando al 3,5% del PIL entro il 2029. Tuttavia, questa spinta avviene su una base industriale fortemente frammentata: l’Europa utilizza circa 178 sistemi d’arma principali, contro i circa 30 degli Stati Uniti, con evidenti perdite di scala, interoperabilità ed efficienza. Non a caso, il settore sta entrando in una fase di consolidamento accelerato: nel primo semestre del 2025 le operazioni di M&A in difesa e aerospazio sono cresciute del 35% anno su anno. L’ipotesi di una joint venture spaziale Airbus–Leonardo–Thales, con ricavi stimati di 6,5 miliardi di euro e circa 25.000 addetti, è citata come esempio di rafforzamento dell’autonomia strategica europea.
Perché è importante?
Il messaggio chiave è che la resilienza europea non è solo una questione militare, ma profondamente economica e industriale. La frammentazione produttiva indebolisce contemporaneamente la prontezza operativa della difesa e la competitività complessiva del sistema industriale. In questo senso, la sicurezza diventa una funzione della produttività, della capacità di scala e dell’integrazione delle filiere. La stessa logica vale per l’innovazione: l’Europa mantiene eccellenze scientifiche di livello mondiale, dalla litografia avanzata di ASML agli investimenti in R&S di Novo Nordisk (8,2 miliardi di dollari nel 2024), fino alla ricerca di frontiera in quantistica, fotonica e fusione – ma fatica a trasformare questi punti di forza in leadership industriale. Il report evidenzia che la Cina guida ormai la ricerca in 66 delle 74 tecnologie critiche analizzate, mentre le imprese tecnologiche europee investono meno in AI, semiconduttori e negli ecosistemi di scale-up.
E adesso?
Secondo McKinsey, la risposta passa da due direttrici complementari. Da un lato, il consolidamento industriale nei settori strategici (difesa, aerospazio, infrastrutture critiche) non è più opzionale, ma una condizione necessaria per aumentare resilienza e autonomia. Dall’altro, l’Europa deve colmare il divario tra ricerca ed esecuzione industriale. Iniziative pubblico-private come il Project Beethoven (2,5 miliardi di euro per scalare il cluster dei semiconduttori di Eindhoven) o il programma svedese WASP, che mira a formare 600 dottorandi in AI, mostrano che modelli di scala sono possibili. Senza finanziamenti stabili, percorsi chiari di industrializzazione e velocità decisionale, però, l’eccellenza scientifica resterà scollegata dal potere economico. In un mondo frammentato, competitività, sicurezza e innovazione non sono più ambiti separati: sono tre facce della stessa strategia di sopravvivenza e crescita europea.