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Competenze, non titoli: il vero collo di bottiglia della crescita europea
Cosa è successo?
L’OECD Skills Outlook 2025 mostra che le competenze chiave del XXI secolo (literacy, numeracy, problem solving adattivo e skill socio-emotive) restano fortemente diseguali e dipendono ancora in larga parte dal background familiare, dal genere e dal contesto territoriale. In media, solo il 43% degli adulti partecipa a formazione non formale ogni anno, ma la quota sale al 61% tra i laureati e crolla al 19% tra chi ha bassa istruzione. L’AI accelera il cambiamento: tra il 2021 e il 2024 i requisiti di competenze nei lavori sono cambiati di circa un terzo, colpendo soprattutto professioni qualificate.
Perché è importante?
Per Europa e Italia il rischio è duplice: crescita frenata per carenza di competenze e aumento delle disuguaglianze. Oltre il 75% dei divari salariali socio-economici deriva da percorsi formativi e skill diverse; a parità di competenze, i gap quasi scompaiono. Ma il sistema continua a investire poco sulla riqualificazione degli adulti e troppo tardi.
E adesso?
La priorità diventa passare a politiche “skills-first”: formazione continua mirata, riconoscimento delle competenze acquisite sul lavoro, orientamento professionale digitale e incentivi alle imprese che investono in upskilling. Senza questa svolta, transizione verde e AI resteranno vincoli, non moltiplicatori di competitività.