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Claude in vetta all'App Store. E il moat della memoria diventa un prompt

3 min di lettura

Sulla scia dello scontro con il Pentagono (e dell’accordo con OpenAI che ne è seguito), Claude è schizzato al primo posto dell'App Store americano, superando ChatGPT per la prima volta. A inizio 2026 era al 42esimo posto; sabato era primo. Gli utenti free sono cresciuti del 60% da gennaio, le iscrizioni giornaliere si sono triplicate, gli abbonati paganti sono più che raddoppiati. Lunedì mattina il servizio è andato in down per "domanda senza precedenti". L'endorsement più virale è arrivato da Katy Perry, che ha postato su X lo screenshot del suo abbonamento Pro annuale ($214,99) con un cuore disegnato sopra e una sola parola: "done" (“fatto”). Il post ha superato i 50.000 like e i 5 milioni di visualizzazioni.

Per capitalizzare sull'ondata, Anthropic ha lanciato due mosse coordinate: ha reso la memoria — finora riservata agli abbonati paganti — disponibile gratuitamente per tutti gli utenti, e ha pubblicato un tool di importazione che consente di trasferire su Claude le memorie accumulate su ChatGPT, Gemini o Copilot. (Google sta sviluppando qualcosa di analogo per Gemini, ma Anthropic l'ha battuta sul tempo.)

Perché è importante

Da mesi, in un mercato in cui le prestazioni dei frontier model convergono sempre di più, si parla della memoria come di uno dei pochi veri moat competitivi dei chatbot. Idea intuitiva: usi un assistente, quello impara le tue preferenze, il tuo stile, i tuoi progetti; più lo usi, più ti costa abbandonarlo. Una morsa di convenienza che, in principio, si stringe col tempo. Lo switching cost perfetto.
E invece Anthropic ha trasformato questo moat in un semplice, letterale copia-e-incolla. Il tool di importazione non è un'API, non è un protocollo di interoperabilità, non è un formato standard concordato tra competitor. È un prompt. Un pezzo di testo che incolli nel chatbot che vuoi abbandonare, il quale docilmente restituisce tutto ciò che sa di te in un blocco di codice pronto per essere importato altrove.
È vero che il meccanismo funziona in entrambe le direzioni, e domani qualcuno farà la stessa cosa per estrarre la memoria di Claude ed esportarla altrove. Ma è esattamente questo il punto. Se la personalizzazione accumulata — il candidato più promettente ad uno switching cost duraturo — si trasferisce con un copy/paste, allora la competizione torna a giocarsi interamente sulla qualità del modello, sull'esperienza d'uso, e (come questa settimana ha dimostrato in modo piuttosto spettacolare) sul posizionamento valoriale dell'azienda che lo produce.

E adesso?

Quanto dell'ondata di download si tradurrà in utenti stabili è tutto da vedere: ChatGPT resta subito dietro nelle classifiche e ha un vantaggio di primo arrivato difficile da colmare (900 milioni di utenti settimanali annunciati una settimana fa). Al netto di riuscire a rendere la memoria più tecnicamente sofisticata ed “embedded” (e dunque complessa da esportare), però, il rischio di trovarsi punto e a capo sulla commoditizzazione resta molto alto, e la necessità di differenziarsi in altro modo urgente.

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