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Cipollone (BCE): "Terzo shock energetico in quattro anni, l'Europa rischia il razionamento del gas entro maggio"

Cosa è successo
Il 6 maggio 2026, in apertura della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da ASviS e ospitato a Palazzo Mezzanotte a Milano, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE), ha presentato un'analisi dell'attuale shock energetico in chiave di politica monetaria. Il dato più dirompente riguarda la portata della crisi: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha prodotto un impatto immediato sull'offerta mondiale di petrolio superiore, nella fase iniziale, a quello registrato cumulativamente dalle crisi del 1973, del 1979 e del 2022.
Ad aprile 2026 l'inflazione complessiva nell'area euro è salita al 3% su base annua, trascinata da un aumento del 10,9% dei prezzi dei beni energetici, mentre quella al netto della componente energetica è scesa al 2,2%, segnale che lo shock è ancora prevalentemente di origine esterna. Le condizioni di credito si sono già inasprite: secondo l'ultima indagine BCE sul credito bancario, i criteri di concessione dei prestiti alle imprese sono diventati più restrittivi nel primo trimestre 2026, con un ulteriore deterioramento atteso nel secondo.
Perché è importante
Il punto centrale dell'intervento di Cipollone non è la risposta congiunturale, ma la diagnosi: è la dipendenza dai combustibili fossili ad amplificare sistematicamente gli shock geopolitici, trasformando ogni crisi regionale in un problema macroeconomico europeo e internazionale. In meno di quattro anni l'Europa ha subito due gravi shock energetici, l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 e ora la guerra in Iran e Medio Oriente, entrambi capaci di interrompere trend positivi consolidati con fatica.
- Domanda interna e fiducia in caduta libera. Prima dell'attuale crisi l'area euro mostrava una resilienza notevole: inflazione all'obiettivo, redditi reali in crescita, domanda interna che compensava il calo delle esportazioni nette. I dati della BCE mostrano ora un deterioramento marcato del clima di fiducia in tutti i settori: l'indice di fiducia dell'industria è sceso verso quota 78 nel primo trimestre 2026, il livello più basso dal 2023. Le aspettative di risparmio delle famiglie, indicatore anticipatore dei consumi futuri, hanno subito un brusco peggioramento ad aprile;
- Catene di approvvigionamento e rischio razionamento. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito il commercio di materie prime critiche: gas naturale liquefatto (GNL), prodotti petroliferi raffinati, alluminio, elio, zolfo e fertilizzanti. L'Europa rischia di esaurire le riserve di gas entro fine maggio, con il rischio di restrizioni produttive paragonabili a quelle della pandemia Covid-19. Dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, le aspettative sui prezzi di vendita delle imprese, rilevate dall'indagine SAFE della BCE, sono balzate verso il 6-7% su base annua;
- Tre scenari, tutti preoccupanti. I grafici BCE mostrano che nello scenario avverso, l'inflazione potrebbe toccare il 4% nel biennio 2026-2027; nello scenario grave, superare il 5,5-6% nel picco, con una crescita del PIL trimestrale che scende sotto -0,3/-0,4%, rendendo concreta l'ipotesi di recessione tecnica nell'area euro.
E adesso
-La BCE monitora il disancoraggio delle aspettative. Le aspettative di mercato sull'inflazione a breve termine si attestano intorno al 3%, al di sopra dell'obiettivo del 2%. La BCE aggiornerà gli scenari macroeconomici elaborati a marzo per calibrare le decisioni di politica monetaria in tempo reale: il rischio prioritario è che le aspettative si disancorino stabilmente, rendendo più costoso il rientro all'obiettivo;
- Misure fiscali: efficaci solo se mirate. Le politiche di bilancio possono attenuare l'impatto dello shock, ma solo se temporanee e circoscritte alle famiglie e ai settori più esposti. Interventi indiscriminati rischierebbero di alimentare i rendimenti a lungo termine, deprimendo ulteriormente gli investimenti privati già sotto pressione per l'inasprimento delle condizioni creditizie;
- Il nodo strutturale: decarbonizzare o restare vulnerabili. Cipollone è esplicito: finché l'Europa resterà dipendente dai combustibili fossili, ogni crisi geopolitica si tradurrà in uno shock macroeconomico. «La decarbonizzazione aumenterà la nostra prosperità, non la ridurrà», ha affermato. La velocità della transizione energetica non è più solo una questione climatica: è la principale variabile che determinerà la resilienza europea ai prossimi shock.