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Chi investe oltre €100 mln in Ue da Paesi che dominano la produzione mondiale dovrà garantire il 50% di occupazione europea

Cos’è successo
Il 4 marzo 2026 la Commissione europea ha presentato l'Industrial Accelerator Act (IAA), proposta di regolamento a firma del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné. Il messaggio è di rottura con decenni di dottrina commerciale europea: chi vuole accedere ai fondi e agli appalti pubblici dell'Ue deve aprire i propri mercati in misura reciproca.
La Commissione punta a valutare entro giugno 2026 se i Paesi partner garantiscano accesso genuino ai propri mercati; dove permangano regole di preferenza domestica, l'eleggibilità ai programmi europei potrà essere ristretta. L'obiettivo dichiarato: portare la quota manifatturiera sul PIL europeo dal 14,3% attuale al 20% entro il 2035.
Perché conta
Il cambio di dottrina colpisce in modo asimmetrico tre categorie di attori: Cina, Stati Uniti e paesi con accordi commerciali vigenti con l'Ue.
- Le condizioni si applicano a investimenti superiori a 100 milioni di euro da Paesi terzi che controllano più del 40% della capacità produttiva globale in settori come veicoli elettrici, batterie, solare e materie prime critiche, soglia calibrata quasi interamente sulla Cina. Chi supera questa soglia deve garantire trasferimento tecnologico e un livello minimo del 50% di occupazione europea;
- Per gli Stati Uniti il quadro non è neutro: i prodotti americani non soddisfano necessariamente il test "Union origin" e, poiché il mercato Usa prevede soglie di contenuto locale destinate a salire al 75% entro il 2029, Bruxelles potrà invocare la mancanza di reciprocità per restringere l'accesso;
- Gli appalti pubblici valgono circa il 15% del Pil europeo: è questa leva, non i dazi, il cuore dello strumento. Séjourné la definisce esplicitamente un cambio di dottrina, il mercato unico usato per la prima volta come strumento attivo di politica industriale.
Adesso
- Scenario 1: la reciprocità funziona da deterrente. Se la revisione di giugno porta a liste di paesi esclusi dagli appalti UE, si apre una fase di negoziazione bilaterale accelerata. I partner con accordi già vigenti - Mercosur, India, Indonesia - diventano automaticamente avvantaggiati, consolidando la rete commerciale europea come blocco preferenziale;
- Scenario 2: la Cina risponde con contromisure. Pechino controlla quote dominanti nelle catene del valore di batterie e solare: l'esclusione dagli appalti potrebbe accelerare ritorsioni su materie prime critiche e terre rare, settori in cui la dipendenza europea rimane strutturale;
- Scenario 3: l’implementazione si inceppa internamente. Le autorità appaltanti a livello municipale rischiano di non assorbire i costi aggiuntivi, e le norme sul contenuto locale tendono a favorire le economie già industrializzate, aprendo una frattura tra grandi e piccoli Stati membri. Se questa divisione non viene gestita, la proposta rischia di uscire significativamente indebolita.