Policy NewsCAMBIAMENTO DEMOGRAFICO
Calo demografico e squilibri intergenerazionali: il rischio strutturale per la crescita italiana
Cosa è successo?
Nel corso di un’audizione parlamentare sulla transizione demografica, il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Marco Elio Rottigni, ha delineato un quadro demografico in rapido deterioramento. Tra il 2014 e il 2024 la popolazione residente in Italia si è ridotta di oltre 1,3 milioni di persone. Secondo le proiezioni ISTAT, il calo proseguirà: 54,7 milioni di abitanti nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Il dato più critico riguarda la struttura per età: la popolazione in età lavorativa (15–67 anni) potrebbe diminuire di 13,4 milioni, scendendo al 58% del totale nel 2050, mentre gli over 67 aumenterebbero di 2,3 milioni. Parallelamente, la quota di giovani (0–14 anni) continuerà a contrarsi.
Perché è importante?
Il problema non è solo quantitativo ma strutturale. Un rapido invecchiamento riduce il potenziale di crescita, comprime la base contributiva, aumenta la pressione su welfare e sanità e amplifica gli squilibri intergenerazionali. Senza interventi, la demografia diventa un freno permanente alla produttività e alla sostenibilità dei conti pubblici.
E adesso?
Secondo ABI, il recupero della crescita passa da quattro leve chiave: più occupazione giovanile, maggiore partecipazione femminile, migrazioni regolari e integrate in linea con i fabbisogni delle imprese, e rafforzamento del capitale umano, in particolare della quota di laureati. Senza un’azione coordinata su questi fronti, il declino demografico rischia di trasformarsi in stagnazione economica strutturale.